• Primo di categoriasito        In classifica 10000 punti ottenuti    

BENVENUTI!
 

Vale la pena imparare piangendo, ciò che si puo' imparare sorridendo? (Gianni Rodari)

Questo sito intende :

MOTIVARE AD APPRENDERE CON ALLEGRIA PER UNA DIDATTICA DIVERTENTE!

 
Avviare i bambini all'amore verso la poesia che è da sempre la mia grande passione(Sto preparando un percorso completo  di poesia dalla seconda alla quinta elementare, che termina con la creazione di" haikia": haikù, testo poetico di origine giapponese molto semplice e d'effetto costituito da tre versi) 
 
 

NEWS

LETTURA: CHE PASSIONE!

Quest'anno voglio trasmettere l'amore per la lettura ai ragazzi, ma non è semplice. Ho deciso di assegnare un libro ad ogni bambino ogni 15 giorni ; per verificare che l'alunno abbia letto il libro, ho preparato questa semplice scheda di verifica e di comprensione . Naturalmente  renderò noti ai bambini i DIRITTI DEL LETTORE secondo Daniel Pennac

SCHEDA DI VERIFICA.docx (24124) 

 I diritti imprescrittibili del lettore.docx (17965)

 MI PIACE LEGGERE PERCHE-....docx (126345)  Realizzerò poi un cartellone in cui ogni bambino scriverà una frase: mi piace leggere perchè...  

 

Come ormai sapete, io ho sperimentato nella mia classe il metodo Bortolato integrato  con la matematica tradizionale: io penso che di ciò che abbiamo imparato non si debba buttare via tutto, ma tenere quello che ci serve veramente ed utilizzarlo insieme alle nuove metodologie che riteniamo valide.Troverete la mia esperienza fino alla classe seconda raccontata in prima pagina su questo sito, ma vi consiglio di guardare su you tube i video del maestro Camillo Bortolato che valgono più di mille parole.

 

QUESTO SITO E' IN CONTINUO AGGIORNAMENTO: tornate presto a trovarmi

 

 

TRE MODI PER DEMOTIVARE I BAMBINI

TRE MODI per demotivare i bambini :
1) obbligare i bambini a colorare pagine e pagine di eserciziari e schede, quando ciò che interessa è il procedimento e la corretta esecuzione della consegna.
2) Scrivere sui quaderni di storia e geografia quello che trovano anche sulle pagine del sussidiario, in modo da avere quaderni che diventano fotocopia di sussidiari, con qualche integrazione ( ore e ore di dettatura di cose già riportate sui libri adottati). Io preferisco dettare solo le cose che eventualmente non si trovano sul sussidiario in dotazione oppure approfondire con ricerche argomenti a cui i bambini sono particolarmente interessati.
3) Non attribuire sempre un senso a ciò che si fa

Registrati come il nuovo membro

 
grazianabernabei
IL DECALOGO DEGLI INSEGNANTI
  • Non ti ascoltano se tu per primo non li ascolti

  • Non ne azzeccano una, se non si sentono liberi di sbagliare

  • Non ti danno niente, niente più dei compiti fatti e delle paginette studiate a memoria, se vedono che tu fai lo stesso.

  • Se non ci metti niente di più del sederti lì e fare quanto basta.

  • Non si accendono, se ti vedono spento.

  • Non fanno domande, se tu hai smesso di fartene.

  • Non leggono, se davanti gli metti solo dei libri.

  • Non aprono, se prima non bussi.

  • Non diventano grandi, se li tratti come bambini.

  •  quello che dici vale, sì; quello che fai vale, sì: ma soprattutto vale quello che sei.

  • Ecco perché non imparano niente, se te lo leggono in faccia, che sei lì solo per insegnare (Roberto Galliano)

I ragazzi non devono annoiarsi a scuola: chi si annoia non impara. Il contrario di “annoiarsi a scuola” non è “divertirsi”. È “essere interessati”. L’interesse nasce di fronte a qualcosa di nuovo e complesso ma comprensibile: una sfida difficile ma non tanto da non poter essere affrontata. Qualsiasi argomento può essere reso interessante. Però bisogna lavorarci. Dammi un motivo convincente per interessarmi a un argomento e proverò interesse. Il motivo non può essere altrimenti prendo un brutto voto. I brutti voti non sono la versione incruenta delle frustate. I voti (forse) misurano, ma non motivano a imparare. Cioè: i voti sono una discutibile motivazione esterna. La motivazione interna èpiu potente . I finlandesi fanno a meno dei voti fino ai 13 anni e sono bravissimi a scuola. Andare a scuola per prendere bei voti è come andare a un concerto per avere un biglietto da incorniciare. I test Invalsi non c’entrano coi voti individuali ma misurano l’apprendimento complessivo: sono il maxitermometro della scuola. Il maxitermometro non è perfetto? Non è una ragione per buttarlo via e far finta di niente. L’apprendimento è un processo complicato, fatto di percezioni, ragione, emozioni, memoria, strategie, esperienza, ambiente, autostima… … per questo insegnare è molto più che “dire” o “spiegare”. Il come si insegna è importante quanto il che cosa si insegna. Il come fa la differenza. “Insegnare” è anche insegnare a imparare: metacognizione è la parola magica.  “State attenti” è un’ingiunzione paradossale. Proprio come “sii spontaneo”. Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco. Una materia è come una città. Dammi buone mappe e aiutami a esplorarla. In aula sarebbe bello sentire di più le voci dei ragazzi. Esistono modi per far parlare i ragazzi senza che l’aula si trasformi nel mercato del pesce. I ragazzi capiscono prima e meglio quando possono fare domande o discutere un tema. Leggere a voce alta non è una roba da bambinetti. Serve a percepire bene gli andamenti del testo. Leggere a voce alta i propri scritti è anche il modo migliore per imparare a rileggerli cercando il senso, e a correggerli. E non è roba da bambinetti. Mandare a memoria un testo che piace non è roba da bambinetti. Ehi… alcune cose – dalle tabelline all’aoristo – vanno per forza mandate a memoria. Per il resto, se uno prima non capisce, non sta studiando: appiccica. Se studio solo per l’interrogazione, è ovvio che dopo dimenticherò tutto, e amen. Le competenze di base sono: leggere, scrivere, far di conto. Leggere vuol dire capire quel che si legge. Oggi, due italiani su tre non ce la fanno. Vogliamo che i ragazzini si appassionino alla matematica? Facciamoli giocare coi numeri. … quando sono più grandi: esempi, domande, discussione, sfide. Invitiamo i ragazzi a leggere per loro piacere ogni giorno (qualsiasi cosa, fumetti compresi). No, I Malavoglia non sono una buona esca per catturare un lettore debole.Chiedereall’analisi testuale di dar conto della magia di una narrazione è come chiedere a un anatomopatologo di dar conto del sex appeal di Marylin Monroe. Apri la mente a quel ch’io ti paleso / e fermalvi entro; ché non fa scïenza, / sanza lo ritenere, avere inteso. Questo lo dice papà Dante. Scrivere o adottare libri di testo pedanti, minuziosi e astrusi è sadico. Studiare su libri di testo pedanti, minuziosi e astrusi è una tortura. “Non dire né troppo poco né troppo. Di’ il vero. Sii pertinente. Sii chiaro, non ambiguo, breve, ordinato.” Sono le massime di Grice. Valgono anche per i libri di testo. Prima di chiederci quanto costa un libro di testo domandiamoci quanto vale, quanto serve, quanto verrà usato, capito e ricordato. La Lim è un mezzo, non un fine e non sostituisce un bravo insegnante. Però aiuta. I compiti a casa non valgono per recuperare quel che non ho fatto a scuola. Non darmi compiti a casa se poi non controlli che io li abbia fatti. Non darmi compiti a casa se prima non mi spieghi come organizzarmi. …e poi me lo rispieghi. Se imparo come studiare, varrà per tutta la vita. Comunque, fammi lavorare più a scuola che a casa. Se lavoro poco a scuola, a casa non lavorerò per niente. … e non lasciarmi tutto solo a casa con le cose più noiose da fare. Permettimi, ogni tanto, di dirti che non ho studiato. Ma impegnami a recuperare. Stabiliamo a ogni inizio d’anno un patto coi ragazzi, anche i più piccoli: poche regole di comportamento chiare. E scritte. E facciamole rispettare. Incoraggiamo i ragazzi a essere leali e a non barare. Copiare è barare. …e il copia e incolla dal web non è tanto meglio. Guidiamo i ragazzi a esercitare il pensiero critico sulle fonti. Fare l’insegnante è uno dei mestieri più frustranti, più appaganti, più complicati. Un paese civile deve fare il tifo per i suoi insegnanti. “Un investimento in conoscenza paga i migliori interessi”. Lo dicono Benjamin Franklin e Bankitalia. Come attirare i talenti migliori verso l’insegnamento? C’è la ricetta finlandese: riconoscimento sociale ed economico. Un paese civile deve pagare i suoi insegnanti. …ma In Italia sono bassi gli stipendi, e non c’è progresso tra inizio e fine carriera. …eppure la spesa nazionale per studente è alta: dov’è l’inghippo? Il Programma non è il Vangelo. Ogni classe, ogni scuola è una storia a sé e l’autonomia è necessaria. …ma  funziona solo se gli obiettivi sono chiari e misurabili e se i risultati vengono valutati: è la differenza tra autonomia e anarchia. L’autonomia ha bisogno di controlli reali, efficaci, frequenti, diffusi su tutto il territorio. Per migliorare un intero sistema scolastico bastano dieci anni. L’ha fatto la Germania. … per migliorare le performance degli studenti basta anche meno. Ci è riuscito il Giappone. Se niente cambia, niente può migliorare. I problemi non si risolvono applicando vecchie procedure, ma trovando nuove opzioni. La scuola non è un’azienda: questo non l’autorizza a essere dispersiva e inefficace. Vogliamo promuovere il merito? Cominciamo da presidi e insegnanti. Molti insegnanti stanno già cambiando tutto. Valorizzarli, magari. Il pedagoghese “vacuo e inconcludente” fa rivoltare il maestro Manzi nella tomba. Che lui venga a tirare i piedi a chi lo usa. Il burocratese sgangherato fa piangere Santa Grammatica e inbufalire San Buonsenso. Tutti gli studenti di tutte le discipline (scientifiche, umanistiche, artistiche, tecnologiche…) hanno pari dignità e meritano insegnanti competenti. Formare vuol dire scovare ed esaltare le capacità di ogni singolo studente. Formare è diverso da uniformare. Lasciami essere curioso. Non obbligarmi a essere compiacente. La scuola chiede di imparare senza errori. La creatività chiede di imparare dagli errori. La scuola insegna risposte standard. La creatività fa domande diverse per trovare nuove risposte. In un futuro prossimo faremo mestieri che ancora non esistono. Qualsiasi cosa io faccia in futuro, dovrò continuare a imparare per tutta la vita. Non darmi nozioni che diventeranno obsolete: dammi un metodo. …cioè: “non regalarmi pesci: insegnami a pescare”. La scuola non può cambiare senza il supporto delle famiglie. Un buon modo per avere figli lettori è leggergli storie quando sono piccoli. Un buon modo per avere figli bravi a scuola è avere molti libri in casa. Sopperire alla mancanza di carta igienica a scuola non basta. …e non basta chiedere la (urgentissima!) manutenzione delle scuole. (Coda di paglia ministeriale: girare uno spot per l’istruzione pubblica in una scuola privata). L’abbandono scolastico è un dramma: chi lascia la scuola cresce come cittadino dimezzato. Noia e routine schiantano sia gli studenti migliori, sia quelli che fanno più fatica. “Premiare il merito” ed “educare tutti” sono obiettivi complementari, non contrapposti. Per l’interesse dei figli dobbiamo pretendere insegnanti preparati e tosti. Sbagliato chiedere indulgenza. Giusto chiedere equità, rigore, competenza, passione. Sì, esistono anche studenti maleducati. E sì, la responsabilità è delle famiglie. La scuola è un diritto che pretende doveri: non c’è crescita senza responsabilità. La scuola è una faccenda che interessa tutti noi. Ma tanto, ma tanto, ma tanto. Non vado a scuola per un pezzo di carta, ma un pezzo di futuro. - See more at: http://nuovoeutile.it/novantacinque-tesi-sulla-scuola/#sthash.gE3H2XpN.dpuf

Accesso del membro

 

Newsletter

Iscriviti alla nostra Newsletter:

 

L’INSEGNANTE IDEALE E’:

  • APPASSIONANTE, ENTUSIASMANTE, AVVINCENTE

( Fa percepire al discente il suo entusiasmo per la disciplina, per l’argomento che si appresta a trattare: assume un atteggiamento positivo, curioso…E’ in grado di far scoprire ad ognuno la motivazione del suo apprendere: ogni allievo deve poter dare un significato a ciò che fa, capire perché certe cose si devono imparare)

  • ECLETTICO, VERSATILE

( prima di iniziare a svolgere un’attività, ha già  programmato  molti momenti alternativi alla lezione frontale e diverse strategie da attuare in itinere , in base alle risposte degli allievi. E’sempre  pronto a mettersi in gioco, a modificare i percorsi previsti, in modo da coinvolgere tutto il gruppo classe; utilizza l’errore del singolo come risorsa per la classe.

  • RICERCATORE, FILOSOFO

(l’insegnante in-segna, perché offre i segni, ma anche perché aiuta ad utilizzarli per scoprire i concetti ( U.Tenuta).L’alunno apprende se gli lascia la possibilità di apprendere, se gli si offrono le condizioni per apprendere, se lo si aiuta ad apprendere.

Il docente avrà il coraggio di non dire tutto ciò che sa sulle questioni trattate, in modo che sia il discente a porsi in un atteggiamento attivo di ricerca e di interrogativi, ponendo domande per avere una visione completa relativa all’argomento. Il docente aiuta il bambino a partorire le idee ( maieutica socratica), in modo che sia veramente l’alunno ad apprendere , sotto il  controllo esperto dell’insegnante, che stimola, orienta, incoraggia e guida l’attività. Favorisce  un apprendimento sempre aperto, a spirale, in grado di aprire l’animo alla scoperta ed all’approfondimento.

·        OSSERVATORE, ACUTO.

(Paragona l’allievo ad un iceberg, di cui ad una prima superficiale osservazione, vede solo la punta emersa; il docente deve riuscire a far emergere la parte sommersa dell’iceberg, quelle potenzialità che spesso nemmeno il ragazzino sa di possedere(intelligenze multiple). Sa bene che l’alunno demotivato s’identifica spesso con colui che non ha mai sperimentato il successo; deve far comprendere al più “svantaggiato”che anche lui eccelle in qualcosa, che agli altri risulta difficile.( Personalizzazione dell’insegnamento-apprendimento) Deve vedere la classe come un puzzle, di cui ogni alunno è un pezzetto, una parte integrante di cui non si può fare a meno.

Per questo fa leva sulla cooperazione , non sulla competizione, in modo che la scuola educhi veramente alla convivenza democratica ed alla solidarietà umana.

  • UMILE, APERTO, COLLEGIALE

( Ritiene indispensabile un  confronto continuo con i colleghi che operano sulla stessa classe, per scambiare opinioni, osservazioni, puntualizzazioni sugli alunni che possono avere atteggiamenti diversi nei confronti delle varie discipline: il suo punto di vista deve essere mediato da quello dei colleghi. Possiede  l’umiltà di chiedere aiuto e consigli ai colleghi di tutto l’istituto e la disponibilità ad offrire i propri. E’ consapevole che tutti possiamo apprendere qualcosa dagli altri.. Collabora con i docenti degli altri ordini scolastici

·        SELEZIONATORE

(Opera una scelta dei contenuti essenziali da affrontare , perché il ragazzino non è un imbuto ed “è meglio una testa ben fatta, che una testa ben piena ( Morin).

  • CONOSCITORE E FRUITORE DELLE RISORSE INTERNE ED ESTERNE

( Collaborazione e rapporti con gli enti territoriali)

( Graziana Bernabei, coordinatrice lavoro di gruppo)

 

 

COME DEV'ESSERE LA SCUOLA PER COSTRUIRE UN CLIMA D'AULA POSITIVO, IN CUI STIMOLARE , MOTIVARE SOSTENERE I PROCESSI D'APPRENDIMENTO

2 clima d'aula.pdf (41,4 kB

SCUOLA DOTATA DI SPIRITO FILOSOFICO

Criteri a cui dovrebbe ispirarsi una siffatta scuola:

  partire sempre dalle domande dei bambin

i  suscitare, sostenere, incoraggiare le domande dei bambini 

 Il buon docente è quello a cui i bambini pongono più domande 

 il docente migliore è quello che non dà risposte 

 il docente ottimo è colui che aiuta, stimola, orienta, incoraggia, oltre che guidare l’attività di ricerca

  sempre risposte aperte, risposte che non appagano mai , ma che aprono l’animo ad un apprendimento mai concluso.

  Un apprendimento sempre aperto, a spirale, o in forma ciclica

  Un apprendimento che nasce con il bambino e lo accompagna per tutto il corso della società e della vita ( lifelong learning)

SCUOLA DEL GIOCO ... 

Ben due secoli fa i poeta tedesco Shiller definiva il gioco con queste parole: “L’uomo gioca solo quando è uomo nel significato più pieno del termine ed egli è interamente uomo solo quando gioca” Il gioco esercita un grande ruolo nella vita e nel campo delle esperienze, non è un optional nella nostra esistenza. E’ bene che gli insegnanti si rendano conto di quanto esso sia propedeutico alla creatività: gli alunni del primo ciclo dell’istruzione, ( scuola primaria e secondaria di primo grado), dovrebbero giocare a leggere, giocare a scrivere, giocare a far di conto…Un imperativo importante per gli educatori è: “Ridate al gioco un posto centrale nella formazione del bambino e dell’adolescente!”.....( segue, molto interessante) Scaricate il pdf clima d'aula 2 clima d'aula.pdf (41,4 kB)

LA SCUOLA DELlA DIVERSITA’ COME RISORSA.
 
TUTTI ABBIAMO BISOGNO DI TUTTI
L’insegnante dovrebbe avere il pregiudizio che in qualsiasi alunno, anche in quello meno interessato
alla vita scolastica, esiste un aspetto per il quale le altre persone del suo ambiente lo possano
considerare superiore
 una qualità che gli permette di realizzare delle azioni e delle opere che gli altri
non sono capaci di fare o che fanno con minor efficacia e perfezione
 una particolare abilità che, se viene recepita e coltivata dalla scuola,
permette all’alunno di distinguersi dagli altri, di provare la gioia interiore del
successo e del riconoscimento da parte di persone per lui significative....( segue)  2 clima d'aula.pdf (41,4 kB)
 
SCUOLA DELLA MOTIVAZIONE DELL’APPRENDIMENTO.
 
Ogni discente deve poter attribuire un senso a quello che fa, capire perché certe
cose si devono imparare: se alla fine di un’unità d’apprendimento viene chiesto al
ragazzo:”Che cosa hai imparato? C’è qualcosa che prima non conoscevi e che ora
sai?Ti senti migliorato? E’ importante secondo te? Qual è l’attività che secondo te
ti è servita di più?
Sai a che cosa ti potrà servire?
Se all’ultima domanda il bambino risponde di no, allora l’insegnante ha fallito: un
bambino non sarà intrinsecamente motivato all’apprendimento se non capirà
quale significato, quale importanza tale apprendimento rivestirà sulla sua vita.( A
volte si studia anche per motivazioni estrinseche quali il voto, la promozione, la
gratificazione data dai genitori e dai docenti, ma non è solo questo tipo di
motivazione che noi esigiamo dal ragazzo)
Criteri a cui attenersi:
 far scoprire al ragazzino la motivazione del suo apprendere.....( segue)  2 clima d'aula.pdf (41,4 kB)
 
SCUOLA DELL’OLOGRAMMATICITA’
 
Il bambino si deve rendere conto che ogni attività è strettamente collegata:
anche nel più semplice intervento di matematica ci sono risonanze di altre
discipline: saper scrivere correttamente ( se il testo viene dettato) saper leggere,
saper comprendere ciò che si legge, l’organizzazione spaziale del foglio ecc.
Il discente deve avere la certezza che il saper è tutt’uno, formato da tante parti
collegate fra di loro ( le varie discipline).
Non c’è niente di nuovo che non si innesti su qualcosa di precedentemente
appreso.....
Pascal diceva: “ Non posso conoscere le singole parti senza...
 
LA SCUOLA DELLA LIBERTA’
Relativamente alla scuola la libertà è un mezzo pedagogico in quanto consiste in
ciò che gli educatori lasciano fare agli allievi.
saper dosare con coerenza, con gradualità, con amore i gradi di libertà entro i
quali crescere,rappresenta uno dei nodi fondamentali dell’intervento educativo;
così concepita la libertà è uno strumento. regolato dall’esterno verso le persone
che stanno compiendo un processo di crescita: il ragazzo deve essere aiutato a
formulare scelte e volontà in considerazione dei limiti soggettivi, oggettivi ed
intersoggettivi che caratterizzano il suo modo di essere nel mondo con gli altri.
In educazione libertà e spontaneità devono essere conciliati senza che nessuno
prevarichi sull’altro.
(Esiste una fondamentale differenza fra libertà e spontaneità:
nella libertà si ha una mediazione... ( segue)
 

SCUOLA DEI TEMPI RILASSATI

I bambini necessitano di calma, di tranquillità, di tempi rilassati, non
frammentari, per trovare almeno a scuola, quell’ambiente sereno, non stressante
, che ormai pare non esista più.
criteri a cui attenersi:
 Ascoltare i bambini e rendersi conto che non è tempo perso ( nella nostra
società tutti parlano , nessuno ascolta)
 Far capire che ogni discente vale in... Vuoi leggere tutto? Scarica il pdf  2 clima d'aula.pdf (41,4 kB)

 

 

I "NO" che fanno male a figli e alunni
Capita spesso, a genitori ed insegnanti, di esprimersi con dei "no", secchi e perentori. Ora, se è vero che esistono dei "no" che aiutano a crescere (vedi il libro di Asha Philips, "I NO che aiutano a crescere" o l' E-Book), ve ne sono altri che nella relazione educativa possono fare molto male al bambino o al ragazzo. Se è vero, quindi, che un bambino che cresce senza freni e senza limiti apprenderà poco o per niente comportamenti adattivi nella vita sociale e relazionale, è vero anche che determinati "no", formulati male, con un background emotivo e situazionale inadeguato, possono ferirlo seriamente e compromettere il successivo sviluppo.

Quali sono i "No", per così dire, sbagliati

1. Il NO come rifiuto emozionale
E' il no del genitore che ha altro per la testa, che non lascia terminare al figlio nemmeno la richiesta e subito parte l' "Adesso no!". Questo NO sta a significare: "Adesso non posso prendermi cura di te, non voglio ascoltarti perché ho altro a cui pensare".
L'attenzione la disponibilità all'ascolto vanno sempre garantiti. E' necessaria in ogni momento, anche quanto non si hanno sufficienti energie.

2. Il NO sottomesso
E' un NO attivato dalla paura del conflitto con i figli: i genitori hanno paura di contrastare i figli e di perdere autorevolezza nei loro confronti. Essere accettati dai figli è per loro molto importante, quindi non sono disposti a rischiare con NO perentori e decisi (assertivi è il termine migliore) in grado di solcare i recinti per i loro figli. I loro NO sono "a mezza bocca", confusi, sussurrati. Alcuni adolescenti "ribelli" non vogliono altro che mettere alla prova i loro genitori, attraverso un atteggiamento di sfida con cui cercano di capire fin dove è possibile arrivare. Il NO sottomesso, a volte, è camuffato da frasi del tipo: "E' vero che farai contenta la tua mamma e non farai questa cosa?". Equivale a dire: "Anche se farai questa cosa non avrò la forza di metterti un argine"

3. Il NO ritardato
E' il NO che tarda ad arrivare, quando ad esempio il figlio chiede: "Posso andare dal mio amico". Il genitore è titubante, tergiversa, arriva al punto di non sapere più cosa rispondere e allora pronuncia il "NO". Che porterà il ragazzino alla disubbidienza.

4. Il NO aggressivo
Spesso i genitori hanno paura dei loro figli, anche se in fondo sanno che così non dovrebbe essere. Allora il loro NO diventa una chiara manifestazione di aggressività, perché l'aggressività è la risposta fisiologica alla paura. "Ti ho detto no e te l'ho detto già altre volte!"
E' necessario che il genitore faccia un lavoro serio su di sé, per trasformare quel sentimento di paura in coraggio e, via via, in serenità. E' la base da cui partire per ponderare risposte e richieste.

La domanda, a questo punto, viene spontanea: "Com'è, dunque, che si risponde?"
Il modo giusto per rispondere ad un bambino potrebbe essere il seguente:
"Questa cosa non la puoi fare per questo motivo".
Quindi, oltre al NO, che impedisce al bambino una certa azione, c'è anche la spiegazione di quel rifiuto, di quel diniego. Il ragazzino avrà così motivazioni, appigli cognitivi, con cui spiegarsi la risposta del genitore. La spiegazione, naturalmente, deve essere ragionevole. Non serve a nulla spiegare qualcosa di irragionevole o immotivato! La spiegazione, in un intervento educativo, deve essere caratterizzata da semplicità e chiareza

I No, dunque, dovrebbero essere pochi, motivati, solidi, sempre gli stessi, coerenti quando le situazioni si somigliano (i bambini, già molto piccoli, sono bravissimi nel fare i loro paragoni tra circostanze e situazioni simili!)

Pubblicato da Pierluigi Fratarcangeli a 07:50

Ho ricopiato la lettera scritta da Abramo Lincoln all'insegnante di suo figlio ed ho pensato di appenderla alla porta della classe , in modo che tutti i genitori la leggano. E' bellissima e molto veritiera

Lettera di un genitore all.docx (18340) ( versione scaricabile)

 Lettera di un genitore all’insegnante di suo figlio

 Dovrà imparare, lo so, che non tutti gli uomini sono giusti, che non tutti gli uomini sono sinceri.

Però gli insegni anche che per ogni delinquente, c’è un eroe; che per ogni politico egoista c’è un leader scrupoloso. Gli insegni che per ogni nemico c’è un amico, cerchi di tenerlo lontano dall’invidia, se ci riesce, e gli insegni il segreto di una risata discreta. Gli faccia imparare subito che i bulli sono i primi ad essere sconfitti.

 Se può, gli trasmetta la meraviglia dei libri... Ma gli lasci anche il tempo tranquillo per ponderare l’eterno mistero degli uccelli nel cielo, delle api nel sole e dei fiori su una verde collina. Gli insegni che a scuola è molto più onorevole sbagliare piuttosto che imbrogliare. Gli insegni ad avere fiducia nelle proprie idee, anche se tutti gli dicono che sta sbagliando. Gli insegni ad essere gentile con le persone gentili e rude con i rudi. Cerchi di dare a mio figlio la forza per non seguire la massa, anche se tutti saltano sul carro del vincitore. Gli insegni a dare ascolto a tutti gli uomini, ma gli insegni anche a filtrare ciò che ascolta col setaccio della verità, trattenendo solo il buono che vi passa attraverso. Gli insegni, se può, come ridere quando è triste. Gli insegni che non c’è vergogna nelle lacrime. Gli insegni a schernire i cinici ed a guardarsi dall’eccessiva dolcezza. Gli insegni a vendere la sua merce al miglior offerente, ma a non dare mai un prezzo al proprio cuore e alla propria anima. Gli insegni a non dare ascolto alla gentaglia urlante e ad alzarsi e combattere, se è nel giusto. Lo tratti con gentilezza, ma non lo coccoli, perché solo attraverso la prova del fuoco si fa un buon acciaio. Lasci che abbia il coraggio di essere impaziente. Lasci che abbia la pazienza per essere coraggioso. Gli insegni sempre ad avere una sublime fiducia in se stesso, perché solo allora avrà una sublime fiducia nel genere umano. So che la richiesta è grande, ma veda cosa può fare … E’ un così caro ragazzo, mio figlio!    ( Abramo Lincoln)

L’insegnante mediocre dice.

 Il buon insegnante spiega.

 L’insegnante superiore dimostra.

 Il grande insegnate ispira. (William Arthur Ward)

Newsletter

Iscriviti alla nostra Newsletter:

DIDATTICA INCLUSIVA - COOPERATIVE LEARNING

 
LAVORARE PER APPRENDIMENTO COOPERATIVO significa superare la "vecchia" lezione frontale, a volte poco stimolante per molti bambini.Naturalmente non vuole sostituire la lezione frontale, ma offrire un'alternativa più stivolante. Io propongo di lavorare per cooperative learning almeno una volta la settimana.
 
Si lavora per piccoli gruppi ( massimo 5 o 6 bambini), all'interno dei quali ognuno riveste un ruolo specifico, in modo che ogni alunno si senta davvero protagonista del proprio apprendimento.
Questa metodologia offre numerosissimi vantaggi:
  • è un lavoro di squadra a cui tutti devono partecipare attivamente
  • è fondamentale l'aiuto reciproco
  • si esige il rispetto delle regole.
  • I bambini sono costretti a porsi domande
  • si capisce l'importanza della condivisione dei materiali
  • Gli alunni sono gli attori del processo educativo
  • L'insegnante è il sapiente regista
Aiuta i ragazzini a comprendere che" tutti per uno, uno per tutti "è molto meglio di:" chi fa da sè fa per tre"
 
Ho trovato questo video su you tube, molto chiaro ed interessante, per aiutare gli insegnanti a lavorare in questo modo
 
 
Ecco alcune regole precise e chiare su come impostare un lavoro di apprendimento cooperativo
:Cooperative Learning DISTRETTO [modalità compatibilità].pdf (493207). Questa è la prima parte di un corso di aggiornamento che sto attualmente frequentando, a presto la seconda parte