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Sito d'argento        R I F L E T T I A M O :           

 VALE LA PENA IMARARE PIANGENDO CIO' CHE SI PUO' IMPARARE 

SORRIDENDO?

</body<" target="_blank">MOTIVARE AD APPRENDERE CON ALLEGRIA PER UNA DIDATTICA DIVERTENTE

                 DIDATTICA A DISTANZA

PER LE CLASSI SECONDA E TERZA :schede con spiegazioni e verifiche , presentazioni in power point  ( Tutto nell'apposita sezione D.A.D.)

NOVITA'!    Gli articoli (spiegazione molto semplice per la classe prima ) vedi classe 1°italiano

FILASTROCCA PER NON CONFONDERE b p d q  ( nel passaggio allo stampato minuscolo)FAI ATTENZIONE E NON CI SARÀ PIÙ CONFUSIONE.docx (17022)

CARNEVALE :   tanto materiale nella sezione Ricorrenze ( Carnevale)                                                                   

 

  • Per imparare a scrivere:

tutte le tipologie testuali/  come inizio a scrivere?/ revisione/ coerenza e coesione/ tempi verbali / le parole dei sentimenti / sinonimi e tanto altro ancora    (testi.docx (2917845) interamente scaricabile)  

 Trasmettere l'amore per la lettura ai ragazzi,  non è semplice. Ho deciso di assegnare un libro ad ogni bambino ogni 15 giorni ; per verificare che l'alunno abbia letto il libro, ho preparato questa semplice scheda di verifica e di comprensione . Naturalmente  renderò noti ai bambini i DIRITTI DEL LETTORE secondo Daniel Pennac

SCHEDA DI VERIFICA.docx (24124) 

 I diritti imprescrittibili del lettore.docx (17965)

 MI PIACE LEGGERE PERCHE.docx (126345)  Realizzerò poi un cartellone in cui ogni bambino scriverà una frase: mi piace leggere perchè... 

 

 I GIORNI DELLA MERLA ( leggenda)  con suddivisione in sequenze . (Dal sito di maestra Marygiorni-merla-cl2.pdf (846718))

 

 

TRE MODI PER DEMOTIVARE I BAMBINI

TRE MODI per demotivare i bambini :
1) obbligare i bambini a colorare pagine e pagine di eserciziari e schede, quando ciò che interessa è il procedimento e la corretta esecuzione della consegna.
2) Scrivere sui quaderni di storia e geografia quello che trovano anche sulle pagine del sussidiario, in modo da avere quaderni che diventano fotocopia di sussidiari, con qualche integrazione ( ore e ore di dettatura di cose già riportate sui libri adottati). Io preferisco dettare solo le cose che eventualmente non si trovano sul sussidiario in dotazione oppure approfondire con ricerche argomenti a cui i bambini sono particolarmente interessati.
3) Non attribuire sempre un senso a ciò che si fa

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IL DECALOGO DEGLI INSEGNANTI
  • Non ti ascoltano se tu per primo non li ascolti

  • Non ne azzeccano una, se non si sentono liberi di sbagliare

  • Non ti danno niente, niente più dei compiti fatti e delle paginette studiate a memoria, se vedono che tu fai lo stesso.

  • Se non ci metti niente di più del sederti lì e fare quanto basta.

  • Non si accendono, se ti vedono spento.

  • Non fanno domande, se tu hai smesso di fartene.

  • Non leggono, se davanti gli metti solo dei libri.

  • Non aprono, se prima non bussi.

  • Non diventano grandi, se li tratti come bambini.

  •  quello che dici vale, sì; quello che fai vale, sì: ma soprattutto vale quello che sei.

  • Ecco perché non imparano niente, se te lo leggono in faccia, che sei lì solo per insegnare (Roberto Galliano)

I ragazzi non devono annoiarsi a scuola: chi si annoia non impara. Il contrario di “annoiarsi a scuola” non è “divertirsi”. È “essere interessati”. L’interesse nasce di fronte a qualcosa di nuovo e complesso ma comprensibile: una sfida difficile ma non tanto da non poter essere affrontata. Qualsiasi argomento può essere reso interessante. Però bisogna lavorarci. Dammi un motivo convincente per interessarmi a un argomento e proverò interesse. Il motivo non può essere altrimenti prendo un brutto voto. I brutti voti non sono la versione incruenta delle frustate. I voti (forse) misurano, ma non motivano a imparare. Cioè: i voti sono una discutibile motivazione esterna. La motivazione interna èpiu potente . I finlandesi fanno a meno dei voti fino ai 13 anni e sono bravissimi a scuola. Andare a scuola per prendere bei voti è come andare a un concerto per avere un biglietto da incorniciare. I test Invalsi non c’entrano coi voti individuali ma misurano l’apprendimento complessivo: sono il maxitermometro della scuola. Il maxitermometro non è perfetto? Non è una ragione per buttarlo via e far finta di niente. L’apprendimento è un processo complicato, fatto di percezioni, ragione, emozioni, memoria, strategie, esperienza, ambiente, autostima… … per questo insegnare è molto più che “dire” o “spiegare”. Il come si insegna è importante quanto il che cosa si insegna. Il come fa la differenza. “Insegnare” è anche insegnare a imparare: metacognizione è la parola magica.  “State attenti” è un’ingiunzione paradossale. Proprio come “sii spontaneo”. Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco. Una materia è come una città. Dammi buone mappe e aiutami a esplorarla. In aula sarebbe bello sentire di più le voci dei ragazzi. Esistono modi per far parlare i ragazzi senza che l’aula si trasformi nel mercato del pesce. I ragazzi capiscono prima e meglio quando possono fare domande o discutere un tema. Leggere a voce alta non è una roba da bambinetti. Serve a percepire bene gli andamenti del testo. Leggere a voce alta i propri scritti è anche il modo migliore per imparare a rileggerli cercando il senso, e a correggerli. E non è roba da bambinetti. Mandare a memoria un testo che piace non è roba da bambinetti. Ehi… alcune cose – dalle tabelline all’aoristo – vanno per forza mandate a memoria. Per il resto, se uno prima non capisce, non sta studiando: appiccica. Se studio solo per l’interrogazione, è ovvio che dopo dimenticherò tutto, e amen. Le competenze di base sono: leggere, scrivere, far di conto. Leggere vuol dire capire quel che si legge. Oggi, due italiani su tre non ce la fanno. Vogliamo che i ragazzini si appassionino alla matematica? Facciamoli giocare coi numeri. … quando sono più grandi: esempi, domande, discussione, sfide. Invitiamo i ragazzi a leggere per loro piacere ogni giorno (qualsiasi cosa, fumetti compresi). No, I Malavoglia non sono una buona esca per catturare un lettore debole.Chiedereall’analisi testuale di dar conto della magia di una narrazione è come chiedere a un anatomopatologo di dar conto del sex appeal di Marylin Monroe. Apri la mente a quel ch’io ti paleso / e fermalvi entro; ché non fa scïenza, / sanza lo ritenere, avere inteso. Questo lo dice papà Dante. Scrivere o adottare libri di testo pedanti, minuziosi e astrusi è sadico. Studiare su libri di testo pedanti, minuziosi e astrusi è una tortura. “Non dire né troppo poco né troppo. Di’ il vero. Sii pertinente. Sii chiaro, non ambiguo, breve, ordinato.” Sono le massime di Grice. Valgono anche per i libri di testo. Prima di chiederci quanto costa un libro di testo domandiamoci quanto vale, quanto serve, quanto verrà usato, capito e ricordato. La Lim è un mezzo, non un fine e non sostituisce un bravo insegnante. Però aiuta. I compiti a casa non valgono per recuperare quel che non ho fatto a scuola. Non darmi compiti a casa se poi non controlli che io li abbia fatti. Non darmi compiti a casa se prima non mi spieghi come organizzarmi. …e poi me lo rispieghi. Se imparo come studiare, varrà per tutta la vita. Comunque, fammi lavorare più a scuola che a casa. Se lavoro poco a scuola, a casa non lavorerò per niente. … e non lasciarmi tutto solo a casa con le cose più noiose da fare. Permettimi, ogni tanto, di dirti che non ho studiato. Ma impegnami a recuperare. Stabiliamo a ogni inizio d’anno un patto coi ragazzi, anche i più piccoli: poche regole di comportamento chiare. E scritte. E facciamole rispettare. Incoraggiamo i ragazzi a essere leali e a non barare. Copiare è barare. …e il copia e incolla dal web non è tanto meglio. Guidiamo i ragazzi a esercitare il pensiero critico sulle fonti. Fare l’insegnante è uno dei mestieri più frustranti, più appaganti, più complicati. Un paese civile deve fare il tifo per i suoi insegnanti. “Un investimento in conoscenza paga i migliori interessi”. Lo dicono Benjamin Franklin e Bankitalia. Come attirare i talenti migliori verso l’insegnamento? C’è la ricetta finlandese: riconoscimento sociale ed economico. Un paese civile deve pagare i suoi insegnanti. …ma In Italia sono bassi gli stipendi, e non c’è progresso tra inizio e fine carriera. …eppure la spesa nazionale per studente è alta: dov’è l’inghippo? Il Programma non è il Vangelo. Ogni classe, ogni scuola è una storia a sé e l’autonomia è necessaria. …ma  funziona solo se gli obiettivi sono chiari e misurabili e se i risultati vengono valutati: è la differenza tra autonomia e anarchia. L’autonomia ha bisogno di controlli reali, efficaci, frequenti, diffusi su tutto il territorio. Per migliorare un intero sistema scolastico bastano dieci anni. L’ha fatto la Germania. … per migliorare le performance degli studenti basta anche meno. Ci è riuscito il Giappone. Se niente cambia, niente può migliorare. I problemi non si risolvono applicando vecchie procedure, ma trovando nuove opzioni. La scuola non è un’azienda: questo non l’autorizza a essere dispersiva e inefficace. Vogliamo promuovere il merito? Cominciamo da presidi e insegnanti. Molti insegnanti stanno già cambiando tutto. Valorizzarli, magari. Il pedagoghese “vacuo e inconcludente” fa rivoltare il maestro Manzi nella tomba. Che lui venga a tirare i piedi a chi lo usa. Il burocratese sgangherato fa piangere Santa Grammatica e inbufalire San Buonsenso. Tutti gli studenti di tutte le discipline (scientifiche, umanistiche, artistiche, tecnologiche…) hanno pari dignità e meritano insegnanti competenti. Formare vuol dire scovare ed esaltare le capacità di ogni singolo studente. Formare è diverso da uniformare. Lasciami essere curioso. Non obbligarmi a essere compiacente. La scuola chiede di imparare senza errori. La creatività chiede di imparare dagli errori. La scuola insegna risposte standard. La creatività fa domande diverse per trovare nuove risposte. In un futuro prossimo faremo mestieri che ancora non esistono. Qualsiasi cosa io faccia in futuro, dovrò continuare a imparare per tutta la vita. Non darmi nozioni che diventeranno obsolete: dammi un metodo. …cioè: “non regalarmi pesci: insegnami a pescare”. La scuola non può cambiare senza il supporto delle famiglie. Un buon modo per avere figli lettori è leggergli storie quando sono piccoli. Un buon modo per avere figli bravi a scuola è avere molti libri in casa. Sopperire alla mancanza di carta igienica a scuola non basta. …e non basta chiedere la (urgentissima!) manutenzione delle scuole. (Coda di paglia ministeriale: girare uno spot per l’istruzione pubblica in una scuola privata). L’abbandono scolastico è un dramma: chi lascia la scuola cresce come cittadino dimezzato. Noia e routine schiantano sia gli studenti migliori, sia quelli che fanno più fatica. “Premiare il merito” ed “educare tutti” sono obiettivi complementari, non contrapposti. Per l’interesse dei figli dobbiamo pretendere insegnanti preparati e tosti. Sbagliato chiedere indulgenza. Giusto chiedere equità, rigore, competenza, passione. Sì, esistono anche studenti maleducati. E sì, la responsabilità è delle famiglie. La scuola è un diritto che pretende doveri: non c’è crescita senza responsabilità. La scuola è una faccenda che interessa tutti noi. Ma tanto, ma tanto, ma tanto. Non vado a scuola per un pezzo di carta, ma un pezzo di futuro. - See more at: https://nuovoeutile.it/novantacinque-tesi-sulla-scuola/#sthash.gE3H2XpN.dpuf

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L’INSEGNANTE IDEALE E’:

  • APPASSIONANTE, ENTUSIASMANTE, AVVINCENTE

( Fa percepire al discente il suo entusiasmo per la disciplina, per l’argomento che si appresta a trattare: assume un atteggiamento positivo, curioso…E’ in grado di far scoprire ad ognuno la motivazione del suo apprendere: ogni allievo deve poter dare un significato a ciò che fa, capire perché certe cose si devono imparare)

  • ECLETTICO, VERSATILE

( prima di iniziare a svolgere un’attività, ha già  programmato  molti momenti alternativi alla lezione frontale e diverse strategie da attuare in itinere , in base alle risposte degli allievi. E’sempre  pronto a mettersi in gioco, a modificare i percorsi previsti, in modo da coinvolgere tutto il gruppo classe; utilizza l’errore del singolo come risorsa per la classe.

  • RICERCATORE, FILOSOFO

(l’insegnante in-segna, perché offre i segni, ma anche perché aiuta ad utilizzarli per scoprire i concetti ( U.Tenuta).L’alunno apprende se gli lascia la possibilità di apprendere, se gli si offrono le condizioni per apprendere, se lo si aiuta ad apprendere.

Il docente avrà il coraggio di non dire tutto ciò che sa sulle questioni trattate, in modo che sia il discente a porsi in un atteggiamento attivo di ricerca e di interrogativi, ponendo domande per avere una visione completa relativa all’argomento. Il docente aiuta il bambino a partorire le idee ( maieutica socratica), in modo che sia veramente l’alunno ad apprendere , sotto il  controllo esperto dell’insegnante, che stimola, orienta, incoraggia e guida l’attività. Favorisce  un apprendimento sempre aperto, a spirale, in grado di aprire l’animo alla scoperta ed all’approfondimento.

·        OSSERVATORE, ACUTO.

(Paragona l’allievo ad un iceberg, di cui ad una prima superficiale osservazione, vede solo la punta emersa; il docente deve riuscire a far emergere la parte sommersa dell’iceberg, quelle potenzialità che spesso nemmeno il ragazzino sa di possedere(intelligenze multiple). Sa bene che l’alunno demotivato s’identifica spesso con colui che non ha mai sperimentato il successo; deve far comprendere al più “svantaggiato”che anche lui eccelle in qualcosa, che agli altri risulta difficile.( Personalizzazione dell’insegnamento-apprendimento) Deve vedere la classe come un puzzle, di cui ogni alunno è un pezzetto, una parte integrante di cui non si può fare a meno.

Per questo fa leva sulla cooperazione , non sulla competizione, in modo che la scuola educhi veramente alla convivenza democratica ed alla solidarietà umana.

  • UMILE, APERTO, COLLEGIALE

( Ritiene indispensabile un  confronto continuo con i colleghi che operano sulla stessa classe, per scambiare opinioni, osservazioni, puntualizzazioni sugli alunni che possono avere atteggiamenti diversi nei confronti delle varie discipline: il suo punto di vista deve essere mediato da quello dei colleghi. Possiede  l’umiltà di chiedere aiuto e consigli ai colleghi di tutto l’istituto e la disponibilità ad offrire i propri. E’ consapevole che tutti possiamo apprendere qualcosa dagli altri.. Collabora con i docenti degli altri ordini scolastici

·        SELEZIONATORE

(Opera una scelta dei contenuti essenziali da affrontare , perché il ragazzino non è un imbuto ed “è meglio una testa ben fatta, che una testa ben piena ( Morin).

  • CONOSCITORE E FRUITORE DELLE RISORSE INTERNE ED ESTERNE

( Collaborazione e rapporti con gli enti territoriali)

( Graziana Bernabei, coordinatrice lavoro di gruppo)

 

I "NO" che fanno male a figli e alunni
Capita spesso, a genitori ed insegnanti, di esprimersi con dei "no", secchi e perentori. Ora, se è vero che esistono dei "no" che aiutano a crescere (vedi il libro di Asha Philips, "I NO che aiutano a crescere" o l' E-Book), ve ne sono altri che nella relazione educativa possono fare molto male al bambino o al ragazzo. Se è vero, quindi, che un bambino che cresce senza freni e senza limiti apprenderà poco o per niente comportamenti adattivi nella vita sociale e relazionale, è vero anche che determinati "no", formulati male, con un background emotivo e situazionale inadeguato, possono ferirlo seriamente e compromettere il successivo sviluppo.

Quali sono i "No", per così dire, sbagliati

1. Il NO come rifiuto emozionale
E' il no del genitore che ha altro per la testa, che non lascia terminare al figlio nemmeno la richiesta e subito parte l' "Adesso no!". Questo NO sta a significare: "Adesso non posso prendermi cura di te, non voglio ascoltarti perché ho altro a cui pensare".
L'attenzione la disponibilità all'ascolto vanno sempre garantiti. E' necessaria in ogni momento, anche quanto non si hanno sufficienti energie.

2. Il NO sottomesso
E' un NO attivato dalla paura del conflitto con i figli: i genitori hanno paura di contrastare i figli e di perdere autorevolezza nei loro confronti. Essere accettati dai figli è per loro molto importante, quindi non sono disposti a rischiare con NO perentori e decisi (assertivi è il termine migliore) in grado di solcare i recinti per i loro figli. I loro NO sono "a mezza bocca", confusi, sussurrati. Alcuni adolescenti "ribelli" non vogliono altro che mettere alla prova i loro genitori, attraverso un atteggiamento di sfida con cui cercano di capire fin dove è possibile arrivare. Il NO sottomesso, a volte, è camuffato da frasi del tipo: "E' vero che farai contenta la tua mamma e non farai questa cosa?". Equivale a dire: "Anche se farai questa cosa non avrò la forza di metterti un argine"

3. Il NO ritardato
E' il NO che tarda ad arrivare, quando ad esempio il figlio chiede: "Posso andare dal mio amico". Il genitore è titubante, tergiversa, arriva al punto di non sapere più cosa rispondere e allora pronuncia il "NO". Che porterà il ragazzino alla disubbidienza.

4. Il NO aggressivo
Spesso i genitori hanno paura dei loro figli, anche se in fondo sanno che così non dovrebbe essere. Allora il loro NO diventa una chiara manifestazione di aggressività, perché l'aggressività è la risposta fisiologica alla paura. "Ti ho detto no e te l'ho detto già altre volte!"
E' necessario che il genitore faccia un lavoro serio su di sé, per trasformare quel sentimento di paura in coraggio e, via via, in serenità. E' la base da cui partire per ponderare risposte e richieste.

La domanda, a questo punto, viene spontanea: "Com'è, dunque, che si risponde?"
Il modo giusto per rispondere ad un bambino potrebbe essere il seguente:
"Questa cosa non la puoi fare per questo motivo".
Quindi, oltre al NO, che impedisce al bambino una certa azione, c'è anche la spiegazione di quel rifiuto, di quel diniego. Il ragazzino avrà così motivazioni, appigli cognitivi, con cui spiegarsi la risposta del genitore. La spiegazione, naturalmente, deve essere ragionevole. Non serve a nulla spiegare qualcosa di irragionevole o immotivato! La spiegazione, in un intervento educativo, deve essere caratterizzata da semplicità e chiareza

I No, dunque, dovrebbero essere pochi, motivati, solidi, sempre gli stessi, coerenti quando le situazioni si somigliano (i bambini, già molto piccoli, sono bravissimi nel fare i loro paragoni tra circostanze e situazioni simili!)

Pubblicato da Pierluigi Fratarcangeli a 07:50

Ho ricopiato la lettera scritta da Abramo Lincoln all'insegnante di suo figlio ed ho pensato di appenderla alla porta della classe , in modo che tutti i genitori la leggano. E' bellissima e molto veritiera

Lettera di un genitore all.docx (18340) ( versione scaricabile)

 Lettera di un genitore all’insegnante di suo figlio

 Dovrà imparare, lo so, che non tutti gli uomini sono giusti, che non tutti gli uomini sono sinceri.

Però gli insegni anche che per ogni delinquente, c’è un eroe; che per ogni politico egoista c’è un leader scrupoloso. Gli insegni che per ogni nemico c’è un amico, cerchi di tenerlo lontano dall’invidia, se ci riesce, e gli insegni il segreto di una risata discreta. Gli faccia imparare subito che i bulli sono i primi ad essere sconfitti.

 Se può, gli trasmetta la meraviglia dei libri... Ma gli lasci anche il tempo tranquillo per ponderare l’eterno mistero degli uccelli nel cielo, delle api nel sole e dei fiori su una verde collina. Gli insegni che a scuola è molto più onorevole sbagliare piuttosto che imbrogliare. Gli insegni ad avere fiducia nelle proprie idee, anche se tutti gli dicono che sta sbagliando. Gli insegni ad essere gentile con le persone gentili e rude con i rudi. Cerchi di dare a mio figlio la forza per non seguire la massa, anche se tutti saltano sul carro del vincitore. Gli insegni a dare ascolto a tutti gli uomini, ma gli insegni anche a filtrare ciò che ascolta col setaccio della verità, trattenendo solo il buono che vi passa attraverso. Gli insegni, se può, come ridere quando è triste. Gli insegni che non c’è vergogna nelle lacrime. Gli insegni a schernire i cinici ed a guardarsi dall’eccessiva dolcezza. Gli insegni a vendere la sua merce al miglior offerente, ma a non dare mai un prezzo al proprio cuore e alla propria anima. Gli insegni a non dare ascolto alla gentaglia urlante e ad alzarsi e combattere, se è nel giusto. Lo tratti con gentilezza, ma non lo coccoli, perché solo attraverso la prova del fuoco si fa un buon acciaio. Lasci che abbia il coraggio di essere impaziente. Lasci che abbia la pazienza per essere coraggioso. Gli insegni sempre ad avere una sublime fiducia in se stesso, perché solo allora avrà una sublime fiducia nel genere umano. So che la richiesta è grande, ma veda cosa può fare … E’ un così caro ragazzo, mio figlio!    ( Abramo Lincoln)

L’insegnante mediocre dice.

 Il buon insegnante spiega.

 L’insegnante superiore dimostra.

 Il grande insegnante ispira(William Arthur Ward)

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DIDATTICA INCLUSIVA - COOPERATIVE LEARNING

 
LAVORARE PER APPRENDIMENTO COOPERATIVO significa superare la "vecchia" lezione frontale, a volte poco stimolante per molti bambini.Naturalmente non vuole sostituire la lezione frontale, ma offrire un'alternativa più stivolante. Io propongo di lavorare per cooperative learning almeno una volta la settimana.
 
Si lavora per piccoli gruppi ( massimo 5 o 6 bambini), all'interno dei quali ognuno riveste un ruolo specifico, in modo che ogni alunno si senta davvero protagonista del proprio apprendimento.
Questa metodologia offre numerosissimi vantaggi:
  • è un lavoro di squadra a cui tutti devono partecipare attivamente
  • è fondamentale l'aiuto reciproco
  • si esige il rispetto delle regole.
  • I bambini sono costretti a porsi domande
  • si capisce l'importanza della condivisione dei materiali
  • Gli alunni sono gli attori del processo educativo
  • L'insegnante è il sapiente regista
Aiuta i ragazzini a comprendere che" tutti per uno, uno per tutti "è molto meglio di:" chi fa da sè fa per tre"
 
Ho trovato questo video su you tube, molto chiaro ed interessante, per aiutare gli insegnanti a lavorare in questo modo
 
 
Ecco alcune regole precise e chiare su come impostare un lavoro di apprendimento cooperativo
:Cooperative Learning DISTRETTO [modalità compatibilità].pdf (493207). Questa è la prima parte di un corso di aggiornamento che sto attualmente frequentando, a presto la seconda parte

COME COSTRUIRE PROVE OGGETTIVE DI VALUTAZIONE

LE PROVE OGGETTIVE di VALUTAZIONE CRITERI_Optimized.pdf (52112)

 

CLIMA D'AULA IDEALE  2 clima d-aula.pdf (46601)

CONTESTO DUCATIVO RIFERITO AL CLIMA D’AULA

come “spazio psicologico” in cui

motivare, stimolare, sostenere e verificare i processi d’apprendimento.

Affinché possa essere veramente concretizzato “un clima d’aula” motivante, stimolante, in cui si possa

realizzare un apprendimento attivo e partecipato, occorre creare una scuola laboratoriale , una scuola

dei “perché” che danno origine ai problemi” ( problem solving: il problema è il primum della ricerca

scientifica, ma è anche il primum dell’insegnamento). Il problema è il fondamento della motivazione a

ricercare.

E’ il problema che trasforma la scuola da luogo di noia in cui si danno risposte a domande mai poste in

un attivo “centro di ricerca e interesse”

.L’ unità d’apprendimento proposta dalla riforma, partendo sempre da un interesse e/ o motivazione dei bambini incoraggia questa nuova scuola:

la scuola dotata di spirito filosofico.

In una scuola dotata di spirito filosofico l’insegnante avrà soprattutto il coraggio di “non dire tutto

quello che sa sulle questioni trattate”

 

1. SCUOLA DOTATA DI SPIRITO FILOSOFICO Criteri a cui dovrebbe ispirarsi una siffatta scuola:

 partire sempre dalle domande dei bambini

 suscitare, sostenere, incoraggiare le domande dei bambini

 Il buon docente è quello a cui i bambini pongono più domande

 il docente migliore è quello che non dà risposte

 il docente ottimo è colui che aiuta, stimola, orienta, incoraggia, oltre che guidare l’attività di ricerca

 sempre risposte aperte, risposte che non appagano mai , ma che aprono l’animo ad un apprendimento mai concluso.

 Un apprendimento sempre aperto, a spirale, o in forma ciclica

 Un apprendimento che nasce con il bambino e lo accompagna per tutto il

corso della società e della vita ( lifelong learning)

Non c’è niente di nuovo in tutto questo: c’è solo qualcosa da riscoprire: una

scuola dimenticata, che Socrate aveva realizzato nel momento in cui non

insegnava, ma promuoveva la nascita di interrogativi e accompagnava gli allievi

nella ricerca delle risposte sempre provvisorie( maieutica socratica) ;una scuola

che è stata sostituita dalla scuola delle risposte già date nei libri di testo o nelle

lezioni dei docenti

Rimanendo nell’ambito filosofico, già da piccolo il bambino si pone tutte le

questioni filosofiche dotate di senso: intorno alla morte,alla vita, al tempo, al

pensiero, all’amore.

I bambini interrogano il mondo molto precocemente ed è qui il punto di partenza

della pratica filosofica. Il metodo filosofico con i bambini prende le mosse da

questo interrogare per iniziare con loro il percorso, si tratta per il docente di non

scansare queste domande. La filosofia nella scuola dell’infanzia e nella scuola

primaria, poi nella secondaria di primo grado è intesa come questione e non

come sapere che accompagna la meraviglia e lo stupore di fronte al mondo.13/03/2013Bernabei Graziana

Pagina 2

Il docente deve configurarsi come facilitatore del processo dialogico, per mettere

a fuoco questioni indistinte e confuse, sollecitare chiarificazioni, esempi per

favorire l’autonomia di pensiero e l’impowerment dele risorse personali e di

gruppo.

CHE COS’E’ LA FILOSOFIA?

DAL GRECO: PHILO AMORE, SOPHIA SAPIENZA= AMORE DEL SAPERE.

Platone scrive nel Teeto “Ed è proprio del filosofo essere pieno di meraviglia, né altro

cominciamento ha il filosofare che questo essere pieno di meraviglia”

Il Vico afferma che la mente umana si sviluppa attraverso tre età fondamentali:

1. età del senso ( l’infanzia)

2. età della fantasia ( la giovinezza)

3. età della ragione( la maturità).

Gli uomini prima sentono senza avvertire, pi avvertono con animo turbato e

commosso , infine riflettono con mente pura. Quindi:

meraviglia stupore perché

 

Il bambino si domanda il perché di tutte le cose: a tre anni è un’esplosione di perché

Il passaggio dalla curiosità ( desiderio naturale di conoscere) al desiderio naturale di sapere

avviene tramite uno dei cinque sensi: il gusto( il processo cogniscitivo nell’uomo inizia proprio dalla

percezione dei cinque sensi, ad ognuno dei quali corrisponde un senso interno;)al gusto corrisponde la

facoltà di appassionarsi ala conoscenza.( I bambini piccoli appena vedono una cosa nuova, subito la

mettono in bocca, vogliono sentire che sapore ha…)

(Basti pensare: il latino sàpere significava gustare e sapère significava conoscere.)

Fonti: testi vari di Pina Montesarchio, docente di filosofia ( 22 pubblicazioni) che ha lasciato la scuola

secondaria per provare una didattica filosofica con i ragazzi della primaria e della secondaria di primo

grado, utilizzando come “programmazione” le unità d’apprendimento

 

.                                                  

  • 2        LA SCUOLA DELlA DIVERSITA’ COME RISORSA.

TUTTI ABBIAMO BISOGNO DI TUTTI

  • L’insegnante dovrebbe avere il pregiudizio che in qualsiasi alunno, anche in quello meno interessato
  • alla vita scolastica, esiste un aspetto per il quale le altre persone del suo ambiente lo possano
  • considerare superior:  una qualità che gli permette di realizzare delle azioni e delle opere che gli altri non sono capaci di fare o che fanno con minor efficacia e perfezione;
  • una particolare abilità che, se viene recepita e coltivata dalla scuola,
  • permette all’alunno di distinguersi dagli altri, di provare la gioia interiore del
  • successo e del riconoscimento da parte di persone per lui significative.

 

  • Tutti quanti nasciamo con delle potenzialità congenite diverse che vengono poi
  • modificate e/o integrate a seconda dell’ambiente familiare e sociale di
  • appartenenza, dalle sollecitazioni esterne, dalle esperienze pregresse all’ingresso
  • nella scuola…( teoria delle intelligenze multiple del Gadner)

 

 

 

                                           Pagina 3

Compito dell’insegnante è estrapolare da ognuno le proprie potenzialità, a volte

latenti, trasformarle in abilità, in modo che ogni discente possa sperimentare il

successo. ( Sappiamo che gli allievi meno motivati all’apprendimento sono quelli

che collezionano solamente insuccessi)

Criteri a cui attenersi:

far sperimentare a tutti i bambini il successo, in modo che tutti si rendano

consapevoli di far parte attivamente del gruppo classe e che il loro ruolo è

indispensabile all’interno del gruppo.(Prima personalizzazione

dell’apprendimento)

  • 3 SCUOLA DELLA MOTIVAZIONE DELL’APPRENDIMENTO.

Ogni discente deve poter attribuire un senso a quello che fa, capire perché certe

cose si devono imparare: se alla fine di un’unità d’apprendimento viene chiesto al

ragazzo:”Che cosa hai imparato? C’è qualcosa che prima non conoscevi e che ora

sai?Ti senti migliorato? E’ importante secondo te? Qual è l’attività che secondo te

ti è servita di più? Sai a che cosa ti potrà servire?

Se all’ultima domanda il bambino risponde di no, allora l’insegnante ha fallito:

  un bambino non sarà intrinsecamente motivato all’apprendimento se non capirà

quale significato, quale importanza tale apprendimento rivestirà sulla sua vita.( A

volte si studia anche per motivazioni estrinseche quali il voto, la promozione, la

gratificazione data dai genitori e dai docenti, ma non è solo questo tipo di

motivazione che noi esigiamo dal ragazzo)

Criteri a cui attenersi:

 far scoprire al ragazzino la motivazione del suo apprendere.

 alla fine di ogni unità d’apprendimento, sottoporre una scheda preparata dal

docente, attraverso la quale il ragazzino risponde alle domande

sopramenzionate.Se le risposte date dai ragazzini saranno negative, l’insegnante

dovrà farsi un esame di coscienza e con tanta umiltà cercare di capire dove ha

sbagliato.

  • 4  SCUOLA DELL’OLOGRAMMATICITA’

Il bambino si deve rendere conto che ogni attività è strettamente collegata:

anche nel più semplice intervento di matematica ci sono risonanze di altre

discipline: saper scrivere correttamente ( se il testo viene dettato) saper leggere,

saper comprendere ciò che si legge, l’organizzazione spaziale del foglio ecc.

Il discente deve avere la certezza che il saper è tutt’uno, formato da tante parti

collegate fra di loro ( le varie discipline).

Non c’è niente di nuovo che non si innesti su qualcosa di precedentemente

appreso.

Pascal diceva: “Non posso conoscere le singole parti senza conoscere il tutto, ma

non comprendo il tutto se non conosco le singole parti”

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Criteri cui attenersi

 lavorare per unità d’apprendimento oppure se non si è ancora pronti a questo

nuovo modo operativo, programmare per centri di interesse e/o mappe

concettuali ( che sono diversi dalle U.d’appendimento), però fanno comprendere

all’allievo che tutto è collegato.

 poiché il discente necessita di unitarietà e coerenza, in quanto la sua capacità

critica non è ancora del tutto sviluppata,i docenti del team devono far convergere

eventuali divergenze sul modo di lavorare, sugli atteggiamenti da tenere con gli

alunni, sulle regole da adottare, sulle verifiche da effettuare

  • 5   SCUOLA DEL GIOCO

Ben due secoli fa i poeta tedesco Shiller definiva il gioco con queste parole:

“L’uomo gioca solo quando è uomo nel significato più pieno del termine ed egli è

interamente uomo solo quando gioca”

Il gioco esercita un grande ruolo nella vita e nel campo delle esperienze, non è

un optional nella nostra esistenza.

E’ bene che gli insegnanti si rendano conto di quanto esso sia propedeutico alla

creatività: gli alunni del primo ciclo dell’istruzione, ( scuola primaria e secondaria

di primo grado), dovrebbero giocare a leggere, giocare a scrivere, giocare a far di

conto…Un imperativo importante per gli educatori è: “Ridate al gioco un posto

centrale nella formazione del bambino e dell’adolescente!”

Imparare a scrivere è una delle abilità più importanti da sviluppare in un

processo di crescita: saper scrivere, a volte, è proprio l’elemento che fa la

differenza, non solo a scuola, ma in qualsiasi ambito della vita quotidiana; noi

docenti sappiamo bene di essere i primi deputati a trasmettere le tecniche della

scrittura ed a facilitarne l’apprendimento. Tale operazione non è affatto semplice,

perché , in genere i ragazzi preferiscono parlare, colloquiare, o semplicemente

compilare un questionario…tentando di evitare la composizione scritta , che

richiede prestazioni molto superiori. Infatti lo scrivere rispetto al parlare,

presenta sicuramente maggiori difficoltà, in quanto si basa su una struttura

organizzativa più complessa di quella del

Dire: parlare è un’attività dialogica, in cui la presenza dell’altro ci aiuta a chiarire

il nostro pensiero.

Nel processo dello scrivere , la figura del’interlocutore viene a mancare; così il

percorso si compie in solitudine e diventa più complesso. A tutto questo si

aggiungono la “non voglia” di applicarsi troppo, “il non vederne l’immediata

utilità”, “il timore di non saper fare”, che potrebbe causare una certa

discriminazione; inoltre i ragazzi non si rendono conto che, a differenza di quello

orale, il testo scritto può essere prodotto in più fasi, perché il momento della

produzione non coincide con quello della ricezione da parte del destinatario e può

essere modificato, anche dopo essere stato prodotto.

Criteri cui attenersi:

 Dobbiamo attivare nuove strategie che, integrando le risorse già esistenti,

siano più persuasive, più motivanti ed in grado di rendere gli studenti più

consapevoli del loro scrivere: coinvolgere gli studenti in un processo di scrittura

collaborativo, il cui prodotto può definirsi come una risultante di vari processi mentalI, 

articolati nelle varie fasi di pianificazione, stesura, rielaborazione, revisione. 

ESEMPIO PRATICO

Attraverso un lavoro di scrittura collaborativo, come nel caso di “UN RACCONTO

A TANTE MANI” si sviluppano la capacità di relazione, la disponibilità al

confronto, allo scambio di idee, si acquisiscono tecniche di revisione del testo, si

rendono gli studenti più consapevoli del loro scrivere e più attenti ai processi di

produzione da loro stessi utilizzati.

In questo modo, la classe diventa una comunità di apprendimento che non si

limita a ricevere passivamente informazioni e nozioni (sapere), ma le traduce in

abilità operative (saper fare), che, sotto la guida dell’insegnante, potrebbero

trasformarsi in “saper essere” (competenze).

Inoltre viene utilizzata una didattica fondata sulla creazione di un progetto in cui

si dà maggiore importanza al processo, rispetto al prodotto finale, in quanto è

durante il processo che si crea un apprendimento significativo.

MODALITA’ DI

SVILUPPO DELL’ESPERIENZA

Per chi volesse provare un’esperienza simile, magari anche con i propri alunni in classe,

 tenga presente che le modalità di sviluppo sono state le seguenti:

1. scelta di una frase da parte di una persona che potesse dare un indizio,

possibilmente riferito solo ad uno “stato d’animo”, ma non ancora circoscritto ad

un luogo o ad una persona in particolare;

2. collegamento mediante un’altra frase da parte di chi si sentiva di continuare,

sempre riprendendo spunto dall’intervento precedente, modificando il tiro, se

serviva, o aggiungendo qualcosa di nuovo;

3. … si è continuato in questo modo, o sviluppando parti già precedentemente

aggiunte o inserendo altri elementi che sviluppassero la storia, facendo però ben

attenzione che l’aspetto consequenziale/logico venisse sempre garantito;

4. si è continuato fino a che la storia non ha preso un’articolazione completa e

ben definita;

5. si è cercato, alla fine, di ricollegare i vari tasselli cercando di strutturare una

sorta di riassunto di tutte le divagazioni avute attraverso le varie teste che si

erano inserite;

6. solo alla fine si è potuto decidere, in base al risultato del prodotto, quale titolo

dare alla storia.

Innanzitutto è indispensabile tenere bene a mente che, nel momento in cui si scrivono delle frasi,

 bisogna porsi alcune domande … “di pancia”, ad esempio:

 il lettore che verrà dopo di me riuscirà a capire ciò che intendo dire?

 Se non riuscirà a farlo, devo modificare la frase o riscriverla completamente?

 Devo invece escluderla perché non è inerente al resto?

 Sono certo di avere chiaro ciò che intendo dire o devo io stesso chiarire meglio

il mio pensiero?

 Rigoroso è poi mantenere sempre il … FILO del discorso, per non incorrere in

interruzioni o divagazioni del tutto fuori  luogo.

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In questa fase di sviluppo scritta, è molto importante l’uso della tecnica di

revisione, che colloca non alla fine il compito di rivedere il testo, ma lo inserisce

in corso d’opera, per controllarne lo sviluppo progressivo.

Lo scrivere per uno scopo, esercitando contemporaneamente un controllo su ciò

che si fa, rende possibile la maturazione di una maggiore consapevolezza, sia a

livello individuale, sia a livello di gruppo.

QUALCHE SEMPLICE CONSIGLIO

Sarà utile investire di un compito di “controllore” dello sviluppo coerente della storia, un alunno che si senta di farlo,

 che potrà essere affiancato da un vice che collabori con lui.

Si consiglia, almeno agli inizi, di non raccogliere troppi interventi, per non creare eccessivi elementi da

tenere presenti contemporaneamente; sarà preferibile, perciò, fare eventualmente più storie di media

lunghezza, stimolando tutti gli alunni ad intervenire in ogni storia, anche se solo con due parole…

Si può far scrivere alla lavagna, un bambino alla volta; quando non c’è più spazio revisionare ed

aggiustare la storia e scrivere la prima parte sul quaderno scrivendo anche il nome degli autori. Poi si

continua il brano con altri alunni e si procede nello stesso modo…

Si può lavorare per grandi gruppi da 8 elementi circa, utilizzando un foglio grande, nominando anche

all’interno di ogni gruppo un revisore capo. si possono inventare così tre storie contemporaneamente(

una per ogni gruppo) e poi… via libera alla creatività degli alunni e degli insegnanti! ( disegni, fumetti,

dialoghi registrati, filmati in cui ogni bimbo legge il pezzetto da lui scritto…)

Per i miei alunni di seconda è stata un’esperienza molto interessante che ha coinvolto tutta la classe,

quindi tutti si sono sentiti importanti, ed hanno sperimentato il successo, perché alla fine, siamo giunti

insieme alla conclusione che togliendo anche solo un intervento il testo o non aveva senso oppure non

era ben chiaro.

  • 6              LA SCUOLA DELLA LIBERTA’

Relativamente alla scuola la libertà è un mezzo pedagogico in quanto consiste in

ciò che gli educatori lasciano fare agli allievi.

saper dosare con coerenza, con gradualità, con amore i gradi di libertà entro i

quali crescere,rappresenta uno dei nodi fondamentali dell’intervento educativo;

così concepita la libertà è uno strumento. regolato dall’esterno verso le persone

che stanno compiendo un processo di crescita: il ragazzo deve essere aiutato a

formulare scelte e volontà in considerazione dei limiti soggettivi, oggettivi ed

intersoggettivi che caratterizzano il suo modo di essere nel mondo con gli altri.

In educazione libertà e spontaneità devono essere conciliati senza che nessuno

prevarichi sull’altro.

(Esiste una fondamentale differenza fra libertà e spontaneità:

nella libertà si ha una mediazione razionale,è sospeso il processo spontaneo a

favore di un esame critico; nella spontaneità è legittimo parlare di impulso, è un

atto che la persona compie per soddisfare un bisogno prepotente)

Scopo dell’educazione è quello di aiutare tutti a trovare le condizioni della libertà

individuale e collettiva non si è mai liberi da soli, ma ci si libera insieme.

Si sostiene che un individuo è libero quando ha la possibilità di scegliere.

Per poter essere autonomi, in grado di prendere da soli le proprie decisioni, di

possedere uno spirito critico, è necessario essere liberi (nei limiti espressi prima.)

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Criteri a cui attenersi:

 dobbiamo offrire al bambino la possibilità di maturare uno spirito critico, dando gli la possibilità di esprimersi e di essere se stesso.

 Senza questa possibilità è come chiedere ad uno zoppo di camminare da solo senza far uso delle stampelle

 Affinché il bambino conquisti l’autonomia, creandosi spazi, interessi e

motivazioni proprie lo si deve rassicurare sulla possibilità che ha di farlo, sulla

libertà di divenire una persona capace di gestirsi e di scegliere da sé

  • 7            SCUOLA DEI TEMPI RILASSATI

I bambini necessitano di calma, di tranquillità, di tempi rilassati, non

frammentari, per trovare almeno a scuola, quell’ambiente sereno, non stressante che ormai pare non esista più.

criteri a cui attenersi:

 Ascoltare i bambini e rendersi conto che non è tempo perso ( nella nostra società tutti parlano , nessuno ascolta)

 Far capire che ogni discente vale in quanto è una persona e che non esiste

un’altra persona uguale a lui; fargli prendere coscienza che vale! ( gratificandolo

ogni volta che fa qualcosa di buono)

 Osservare attentamenti i bambini tutte le mattine e far loro notare che vi

siete accorti di un loro piccolo cambiamento anche fisico( una nuova pettinatura,

un dente che è caduto…)

ESEMPIO PRATICO PER IL MONOENNIO E IL PRIMO BIENNIO PER FAR COMPRENDERE 

CHE OGNUNO DI LORO E’ IMPORTANTE ED INDISPENSABILE.

( puzzle della classe su cartoncino )

.

I BAMBINI DEVONO

ESSERE FELICI

NON FARCI FELICI

Se un Bambino...
 

Se un bambino vive nella critica
impara a condannare.
Se un bambino vive nell' ostilità
impara ad aggredire.
Se un bambino vive nell' ironia
impara ad essere timido.
Se un bambino vive nella vergogna
impara a sentirsi colpevole.
Se un bambino vive nella tolleranza
impara ad essere paziente.
Se un bambino vive nell' incoraggiamento
impara ad aver fiducia.
Se un bambino vive nella lealtà
impara la giustizia.
Se un bambino vive nell' approvazione
impara ad accettarsi.
Se un bambino vive nell' accettazione e nell' amicizia
impara a trovare l'amore nel mondo.
(Doret's Law Nolte)

 Tempo fa assieme ad alcune insegnanti di tutt'Italia conosciute sull'ormai famose piattafroma dell'INDIRE, costituemmo un gruppo chiamato "Bianca la Notte".

Pubblicammo due opuscoli.: "Bello come il sole"( filastrocche, poesiole, nonsense, limerick) e" IL libro degli Haikù" editi entrambi da LER editrice

Questa la mia introduzione relativa al secondo libro 

A PROPOSITO DI POESIA

Graziana Bernabei

Alla domanda su che cosa sia una poesia, non esiste una risposta che possa ritenersi esaustiva.

Ma se ci chiedono “Si può insegnare la poesia?” Bianca la Notte, senza esitazione alcuna, risponderà: “ SI DEVE!”

La poesia rappresenta l’irrappresentabile, sente il non sensibile, dice il non dicibile” (Novalis).

“La poesia è la lingua del segreto”( Roberto Carifi)

Far scrivere poesie ai ragazzi può sembrare, in questi tempi scolastici mediamente”impoetici”, un lusso superfluo, un’attività marginale rispetto alle tante più urgenti necessità, un passatempo desueto; quando si parla di creatività, a scuola, spesso ci si riferisce al gioco ed alle attività espressive, relegandone il ruolo ai momenti di minor impegno e solo a determinate discipline, ritenendo che la creatività sia una prerogativa di pochi privilegiati e non come una potenzialità da sviluppare in tutti gli uomini.L’immaginazione è creatrice, così come lo è la fantasia e la sua funzione costituisce la base non solo dell’opera d’arte, ma anche della ricerca scientifica, della matematica, della geometria…

Gianni Rodari affermava: “ La mente è una sola e la sua creatività va coltivata in tutte le sue direzioni; per fare un uomo completo serve ciò che in apparenza non serve a niente : la poesia, la musica, il canto, il teatro, l’espressione pittorica.”

Octavio Paz, premi Nobel 90,sostiene: “ Leggere una poesia è udirla con gli occhi, è vederla con gli orecchi, e  per sentire un testo poetico, occorre capirlo; per capirlo, ascoltarlo, vederlo,contemplarlo. Leggere e comprendere una poesia è un esercizio spirituale.

Ma come si deve insegnare la poesia? Bianca La Notte risponde che sono le poesie ad insegnare la poesia; dobbiamo creare un “laboratorio di lettura, ascolto , scrittura” che permetta ai ragazzini di ritrovare nel gioco libero e creativo con le parole,il gusto infantile dell’esplorazione verbale e di accostarsi alla poesia non come ad un oggetto intoccabile,ma come a una realtà su cui agire ed interagire:  spostare, modificare, manovrare parole piace ai discenti.

Gli insegnanti devono essere sensibili al gusto poetico al fine di garantire agli allievi il diritto di dialogare con l’immaginazione per vedere segni e colori in movimento, udire melodie, percepire il sapore delle parole…E’ indispensabile che il docente, mentre legge una poesia,  faccia attenzione al suono, alla sequenza musicale, alla suggestione…

Il grande Beethoven affermava: “ Parole e musica sono un’unica cosa,; occorre essere consapevoli che capire una poesia è in primo luogo saperne udire il suono e non dimenticare mai che un poeta non parla, canta”.

Sarebbe bello che tutti i ragazzi conoscessero ed usassero le tecniche poetiche più sofisticate, ma noi di Bianca La Notte giudichiamo un ottimo traguardo il fatto che i ragazzi abbiano l’idea di che cosa siano, ascolto, contemplazione, abbandono, attenzione, memoria, perché, una volta terminati gli studi, diventerà lettore e fruitore di poesia  solamente chi avrà imparato ad amarla.

 

Concludiamo con un epigramma di Poliziano:”Tu mi regali vino. Ne ho troppo, di vino: se vuoi farmi godere, regalami la sete.” Chi voglia insegnare la poesia, faccia dunque ai discenti il dono della sete!