I MIEI RACCONTI

AI MIEI CARISSIMI NONNI Antenore ed Angelina

 

Ai miei cari nonni: i miei maestri di vita

Cari nonni vi scrivo con la speranza che queste mie parole possano giungere fino in Paradiso, dove senza dubbio vi trovate.
Siete state persone meravigliose, speciali, forse uniche, unite indissolubilmente dall'amore reciproco, dalla fede e da valori immensi.
Tu nonna dolcissima, mai stanca, sempre presente, sempre disponibile per tutti, con lo sguardo luminoso ed il sorriso di chi attribuisce il giusto valore alle miserie umane , ma sa gioire di ogni piccola cosa che la vita quotidianamente ci offre.
Tu nonno dall'aspetto un po' burbero, poco incline agli scherzi, ma con un cuore grande come l'universo; tu sincero fino all'estremo : il tuo motto che a noi faceva un po' sorridere era: "Ho detto la verità”: perchè qualcuno si dovrebbe offendere?"
Eri sincero anche quando le tue parole si ritorcevano contro di te, ora capisco quanto eri grande nonno! Verità, sempre e solo verità!
Generosità: entrambi avete dato, donato per tutto l'arco della vostra esistenza, senza mai chiedere nulla in cambio, avete dato a figli, nipoti, pronipoti che che venivano da voi a braccia aperte per poter accogliere tutto il vostro amore.
Una grande famiglia la vostra: quattro figli, undici nipoti, una prononipote con rispettivi mariti , mogli e figli.
Ricordo le vigilie di Natale trascorse tutti assieme: si doveva improvvisare una sala da pranzo nel corridoio molto ampio della vostra casa, per poterci ritrovare tutti assieme in occasione del grande cenone; poi, assieme, si aspettava la mezzanotte per recarci a piedi alla S. Messa.Quello sì , era un Natale vero, sentito, che scorreva nelle vene assieme al sangue, per ossigenare d’amore i nostri cuori. Finalmente il momento tanto atteso: quello della partenza! La tribù dei Ganassi intraprendeva il cammino, fino alla piccola chiesa, nella quale solo due stufette elettriche avrebbero attenuato il gelo che si infiltrava nelle nostre ossa e riscaldato il piccolo Gesù di marmo bianco, avvolto in una candida pezzuola che troneggiava al centro dell’altare. Enormi lastroni di neve ghiacciata,improvvisamente si materializzavano sulla stradina che conduceva alla Chiesa: noi bambini scivolavamo e i genitori ci rimproveravano perchè rovinavamo i vestiti della festa, ma voi no, voi mai: eravamo fanciulli ed avevamo il diritto di arrivare felici nella piccola chiesa per accogliere la nascita di Gesù; sono anche convinta che se la nonna avesse potuto si sarebbe messa a ruzzolare con noi: possedeva un animo da bambina.
Poi tu nonnina ti sei ammalata e a poco , a poco hai perso la lucidità mentale: all'inizio mi riconoscevi a stento, poi più niente, ma la sola tua presenza, il fatto che esistessi, costituiva ancora per me un grande punto di riferimento; te ne sei andata ad ottantasei anni, ma prima di spirare, mi hai guardato e mi hai visto: eravamo io e te nella stanzetta; io allora ti ho chiesto: "Nonna, se mi capisci muovi le pupille!" Tu l'hai fatto ed io ti ho fatto una promessa, che non sempre mantengo.
Quando te ne sei andata il nonno ha perso la gioia di vivere: lui sempre attento ad ogni cosa, lucidissimo, colto, sano, si è lasciato andare. Voleva raggiungerti, il nostro affetto non gli bastava: gli mancava la sua Angelina! Sì ti chiamavi così , ma noi nipoti ti abbiamo sempre soprannominato nonna "Lina". Dopo due anni ci ha lasciati anche il nonno Antenore ed io mi sono sentita defraudata di un grande pezzo della mia vita:so che voi siete di nuovo assieme e felici, ma vi avrei voluto ancora per qualche anno.
Mi sono sentita smarrita, io , la nipote più grande,la prima , la preferita anche se non l'avete mai fatto capire agli altri nipoti: tutti ci siamo sentiti amati.
Vorrei tanto somigliarvi , ma soprattutto rivedervi.
Tu nonna una volta mi sei apparsa in sogno per ricordarmi di mantenere la promessa, ma tu nonno non ti sei più fatto vedere.
Forse sei arrabbiato perchè io non amo i cimiteri e raramente vengo a pregare sulla vostra tomba, perchè so che voi non siete più lì e pensare ai vostri corpi tumulati nel cemento mi fa male.
Preferisco parlarvi con la mente da casa e lo faccio spesso: non dovete mai pensare che io vi abbia dimenticati.
Non lo farò mai: un pezzetto del mio cuore è venuto con voi.
Vi voglio bene e vi ringrazio ancora una volta per i valori che mi avete trasmesso e per l'amore che mi avete dato.
La vostra Graziana
Senza di voi mi sento tanto sola

 

QUANDO ERO BAMBINA... RICORDI D'ESTATE

 

Mi ricordo le sere d'estate di quando, bambina, non avevo ancor varcato la "dolorosissima soglia del vero " di leopardiana memoria.
Abitavo in una casa a due piani, in cui vivevano la mia famiglia composta da quattro persone, mio zio Romano con la moglie zia Rina, mia zia Rosilde con la figlia Franca: ogni nucleo familiare possedeva camera, cucina, cucinotto minuscolo ,mentre il bagno era in comune.
Non c'era libertà di movimento nelle nostre stanze tanto erano anguste e ristrette, ma io ero felice...Felice, perch'è l'estate era estate, non quella stagione confusa e sconosciuta, dubbiosa, umida e afosa che viviamo oggi.
Felice perchè, finalmente, in estate, potevo disporre di tutto lo spazio che nella cattiva stagione non potevo permettermi: a sinistra della mia abitazione , verdeggiavano una rigogliosa vigna ed un verde praticello, mentre a destra e dietro l'abitato c'era un immenso cortile ghiaioso.
Nelle serate estive, mia cugina, mio fratello, la mia amica Gloria ed io, cenavamo in fretta per addentrarci nella vigna , rotolarci sul prato; inumidito dalla rugiada, giocare a palla nell'impaziente attesa che il cielo si oscurasse e si punteggiasse di stelle dagli occhi ridenti, per giocare a rincorrere le lucciole...
Che magia! Quegli esserini minuscoli ad intermittenza ci affascinavano fino a farci rasentare l'estasi, così iniziava l'emozionante ed innocente cattura delle lucciole! Ne acchiappavo una tra le mani, poi le aprivo e, facendo attenzione a non lasciarmela sfuggire, osservavo quel piccolo miracolo luminoso, sperando di riuscire a carpire il suo brillante segreto, ma niente; non trovavo mai, anzi non volevo mai trovare una risposta soddisfacente e razionale, perchè mi piaceva pensare che quel piccolo insetto fosse il frutto di chissà quale magia...
Poi lo liberavo e mi accingevo a rincorrerne un altro.

Mi ricordo la mia prima cotta.
Frequentavo la quinta elementare femminile ed egli la classe quinta maschile.
Di lui mi colpirono subito i capelli biondi, gli occhi azzurri vispi, furbetti e sempre sorridenti, anche quando veniva rimproverato; cosa che non accadeva raramente in quanto il suo maestro,che era anche suo padre,apparteneva a quella categoria di persone spente, che sembrano vivere solo perchè costrette a farlo da un cuore che batte ritmicamente nel petto;si lasciava trascinare passivamente dalla vita, così ,come una barchetta di carta si fa trasportare dalla corrente.
Era il tipico uomo in grado di renderti di pessimo umore con un solo gesto o con una sola parola e pareva divertirsi e godere di questa sua negativa peculiarità.
Il figlio, di nome Duccio, era invece solare: un bambino che infondeva allegria nei cuori, splendente come se mai una nuvola potesse offuscare la sua luce: ma la nuvola esisteva ed era lui: suo padre ed insegnante.
Ricordo una mattina in cui le urla del maestro dell'aula accanto alla mia mi fecero sobbalzare sulla sedia ed ebbi uno strano presentimento: Duccio era stato cacciato fuori dalla sua classe con un calcio e con una tirata di capelli; nessun docente osava rimproverarlo per quei suoi atteggiamenti, in quanto egli soleva rispondere con :"Io posso farlo, è mio figlio!"
Duccio ed io ci parlavamo con il linguaggio dell'amore che per noi era costituito dagli occhi , il cui sguardo poteva incrociarsi qualche volta durante la ricreazione; ma il ragazzino era sveglio , anche se aveva solo dieci anni ed iniziò a scrivermi bigliettini per dichiararmi il suo amore; non dimenticherò mai quello su cui era scritto: " Mi piaci tu e basta, perchè assomigli a Silvie Vartan e sei bellissima con le treccine"
Io , tutte le mattine, dopo essere venuta a conoscenza delle sue preferenze, chiedevo a mia madre di pettinarmi con le treccine fermate con un fiocco rosa o azzurro, senza mai rivelarle il motivo della mia insistenza.
Ebbe origine una corrispondenza a senso unico,perchè io non risposi mai ad alcun biglietto, in quanto la mia eccessiva timidezza, bloccava la mia mano nello stesso istante in cui il mio cervello comunicava all'arto, la mia intenzione di rispondere.
Ma i miei occhi parlavano e a noi bastava dialogare attraverso sguardi dolci, languidi e furtivi; ricordo che una domenica pomeriggio ebbi il permesso di recarmi al cinema parrocchiale, dove il curato, sempre presente, aveva ben pensato di separare i maschi dalle femmine; a sinistra c'era la fila degli "uomini" e a destra quella delle "donne", ma Duccio ed io riuscimmo a sederci sul seggiolino di legno, nella stessa fila e tra di noi c'era solo un metro di distanza: allungammo la mano destra, incrociammo le nostre dita ed in quell'istante provai le prime gioie di un "amore" puro, innocente e dolcissimo.
Alle medie tutto cambiò: lui finì nella sezione A ed io in quella D e ci perdemmo di vista. Duccio però lasciò una traccia indelebile nel mio cuore , che nemmeno la sua precoce morte riuscì a cancellare.
Fu la mia prima ed ultima storia d'amore prima dei quattordici anni, perchè i ragazzini iniziavano a guardare con interesse le mie coetanee più basse , ma già con un accenno di seno, mentre io ero piatta come un'ascia e tale rimasi per ben tre anni ; come studentessa ero fiera di me , sempre la prima della classe, ma come ragazza... beh, non osavo guardarmi allo specchio: vedevo un'insignificante
essere dal volto carino, incorniciato da lunghi capelli biondi, ma sorretto da uno scheletro che sembrava voler volar via ad ogni alito di vento, terminante con due
lunghissime gambe, magre e secche come quelle di un fenicottero.Ero sempre triste e cercavo di annegare la mia infelicità nelle lacrime.
Solo dopo molti anni cominciai ad amare la vita .

Mi ricordo di Alessandro.

 

 

 

Uscita dal bozzolo che aveva  avvolto, costretto, annebbiato  la mia vita, io, timida farfalla, iniziavo a dispiegare le ali, per volare in braccio alla felicità; ma l’impresa era ardua: le altre farfalle ventitreenni osavano spiccare voli arditi, mentre io riuscivo malamente a sorvolare un timido fiore di campo ed a chiedergli umilmente un po’ di nettare per sopravvivere. Poi l’incontro con un fiero tulipano, che mi rispose: “ Perchè dolce farfallina, voli sempre con  lo sguardo rivolto verso il basso?

 

Prova a sollevare il tuo orizzonte e scoprirai un cielo incontaminato, colorato dall’azzurro della verità dei semplici…”

Lo conobbi in discoteca, al Picchio Rosso di Formigine : era una serata tranquilla che scorreva come un fiume calmo nel suo alveolo; ogni tanto qualche bubbolio di musica dance scuoteva la calma apparente: avvertivo un non so che di nuovo nell’aria impregnata dal fumo eccessivo , un quid che scorreva nel mio sangue come un filo elettrico ….”Ciao, come ti chiami? “ Ed ecco la scossa. Mi voltai, lo guardai intensamente, ci fissammo negli occhi e da quel momento le nostre pupille iniziarono ad appartenerci, poi io e lui diventammo presto un noi.

 

Il primo bacio fu vera e propria magia: un sortilegio evaporato da un infuso di dolcezza , musica , tenerezza e parole sussurrate al ritmo di un noto motivo anni 60 , le sue: “Guarda che al mondo c’è quello che tu stai cercando, guarda, guardati vicino, ci sono io , che sto aspettando te… Lo sai che ti amo e voglio, voglio solo te…..”

(Ancora adesso, dopo tanto tempo, non riesco a leggere e a scrivere quelle parole senza canticchiarle e senza avvertire il raggio caldo delle sue labbra).

 

 Da quel momento mi accorsi dell’esistenza del sole e mi rifiutavo di vedere le nuvole che qualche volta comparivano all’orizzonte e se proprio volevano ostentare la loro presenza, con un soffio potente, le spostavo dal mio pezzetto di cielo.

 

Era un amore straordinario, un amore dolce e prepotente che pretendeva tutto e tutto dava, ma aveva il diritto di farlo: un amore assoluto, a volte generoso, a volte egoista, a volte fuori dagli schemi; troppo esclusivo, troppo ossessivo, troppo passionale, troppo tenero, troppo travolgente,troppo geloso,troppo soffocante, troppo sconvolgente, troppo di tutto, ma quel troppo di tutto era ciò che volevamo. E poi , sinceramente chi può sostenere con certezza quando una cosa è troppo? Chi è che inchioda i paletti del confine della normalità? La convenzione? Le opinioni comuni?

 

Io credo che ognuno di noi possa decidere dove posare le pietre dei propri recinti, se non disturbano quelli degli altri.

 

E  dopo l’amore, la “quiete dopo la tempesta”.

 

Fare l’amore con lui era esplorare ogni volta territori sconosciuti, intraprendere un viaggio tra le foreste più selvagge ed intricate , oppure abbandonarsi sulle acque di un oceano profondo, o ancora scalare una montagna, raggiungere la vetta e respirare l’aria pura di un sentimento autentico, tenero e pulito.

 

C’eravamo sempre, io per lui, lui per me, a qualsiasi ora del giorno e della notte…

 

E se nel colmo della notte il telefono squillava… eravamo noi che avevamo bisogno di noi; allora ci raggiungevamo, incuranti della stanchezza che ci avrebbe sopraffatti il giorno seguente. Iniziavamo a parlare , poi i nostri corpi iniziavano a cercarsi avidamente, mai sazi, mai paghi, fino a chiudere il cerchio magico della passione con il nostro debole fiato che aveva  tracciato pulviscoli di desiderio sui finestrini dell’auto.

 

Ogni atomo del nostro giorno era condiviso.

 

  Tra di noi non esisteva niente e nessuno: solo l’apparenza del resto del mondo.

 

 

Mi ricordo della mia inseparabile amica Elda, compagna di scuola e di banco dalle elementari al liceo e del suo motorino: Elda era economicamente più agiata di me e poteva permettersi il lusso di possedere un motorino tutto per lei: un CIAO di color giallo,.

Non era un semplice mezzo di trasporto, era molto, molto di più!

Spesso Elda ed io ci trovavamo a casa del'una o dell'altra per studiare, naturalmente il nostro abbigliamento doveva adeguarsi ai nostri spostamenti: in casa mia era sempre inverno, e gli indumenti molto pesanti dovevano sopperire alla scarsa quantità di calore erogata da una piccola stufa a cherosene, ma Elda che viveva in una casa dov'era sempre estate, con i termosifoni regolati al massimo, sapeva adattarsi, grazie al suo cuore ed alla sua mente grandi e generosi.

spesso le nostre versioni dal greco e dal latino venivano interrotte da una economica ma consistente merenda che ci preparava mia madre, secondo le intenzioni della quale avrebbe dovuto fornirci energia in abbondanza per aiutarci a portare a termine i nostri compiti, invece l'energia assorbita ci metteva le ali ai piedi e, senza rendercene conto, ci ritrovavamo trasportate, come per magia, sulla sellino del mitico CIAO ARANCIONE; un motorino autonomo ed indipendente che ci conduceva sempre, proprio nei luoghi dove noi avremmo voluto essere;quel semplice mezzo di trasporto era un oggetto animato, dotato di un cervello ricco di perspicacia e di fantasia che sapeva leggere ed interpretare i nosteri pensieri. E se non studiavamo più la colpa non era nostra, ma di quella magia che aveva assunto le fattezze di un CIAO.

La brezza ci scompigliava i capelli e ci svuotava la mente, per riempirla poi, in unsecondo momento di attimi tanto belli da parere surreali1

Ci sentivamo padrone del mondo! Ci sentivamo libere! Sentivamo la vita crescere

tra le nostre mani...

Avevamo quindici anni!

3 SETTEMBRE

Non so perchè ti scrivo adesso. Forse è il mio modo per non impazzire quando sento troppo forte che mi manchi, quando mi sento perduto senza qualcosa che mi faccia sentire vivo. da quando ti conosco sei solo tu che mi fai sentire vivo o, perlomeno, me ne dai l'illusione. la tua telefonata di oggi mi ha fermato il sangue nelle vene. Era tutto il giorno che aspettavo di sentirti. ho voglia di amarti, di prendere e darti tutto il piacere possibile. Voglio le tue mani, voglio la tua bocca. mi ha fatto soffrire vederti ieri sera che stavi male. Ho sperato in tuo bacio che ponesse fine a questa situazione di panico in cui vivo da qualche tempo. Sono stato comunque felice di vederti. ogni attimo con te è una frazione d'eternità in cui l'illusione che sia per sempre diventa sublime. lo vedo che stai male, lo sento che hai dei problemi. capisco che hai bisogno di non pensare, di non discutere, di distrarti ed allora faccio tutto quello che posso. cerco di inventarmi che va tutto bene, che questo amore non può lasciarci a piedi. non sono un campione in questo, anzi non sono per niente brillante, non sono simpatico, non riesco ad inventarmi il divertimento improvviso. credo di essere una frana, però non sono vuoto. Dietro a questo mio essere orso c'è un grande cuore e non so quante emozioni congelate che aspettano di poter uscire e vivere ci sono dentro. Sono un orso che si scioglie appena vede il tuo sorriso, appena sfiori la sua mano. lo so che ti ho deluso. " Non credo più in niente , anche tu sei stato una delusione". Non sono stato all'altezza: forse dovrei ritirarmi nel mio angolo; sopravvivere e non vivere, la vita passa e calpesta tutto. parla di tutto con me, liberamente, mi piace quando ti spogli la vita. Tu vuoi essere te stessa, lo voglio anch'io<<, mi sono innamorato di te anche per questo, per il tuo modo stupendo di essere e di esistere. Puoi anche prendertela con me se qualcosa non va: sono pronto a reggere qualsiasi colpo, solo in  nome dell'amore, però, solo in  nome della lealtà. Non voglio in alcun modo che tu pensi che abbiamo perso tempo, che sia una storia finita. Dimmelo se lo senti, ma accetta che mi ribelli, e ti giuro, farò di tutto e anche di più perchè questo rapporto non finisca in niente, perchè non è un rapporto d'amore: è l'amore, quello che ho sempre voluto, sempre cercato e finalmente trovato. Spero di vederti, spero in una tua telefonata; domani riceverai una mia lettera. Forse mi farai una sorpresa, forse verrai da me come hai fatto altre volte, senza avvertirmi.

19 settembre luce ti giuro che non so più come fare con te. ti ho sentito sincera , innamorata, ho percepito che possiamo stare benissimo insieme, sento che questo è un amore vero, totalitario, come volevo io e come volevi tu. Abbiamo vissuto momenti di straordinaria intensità insieme, l'abbiamo visto l'amore io e te insieme, abbiamo lottato per questo amore senza riserve; è un amore che abbiamo voluto, è un amore che ci prende ancora completamente, è un amore che ci può far volare. Voglio sentire la tua voce.

21 SETTEMBRE

Attendo di nuovo tutto il giorno una tua telefonata. ormai il bisogno di te è giunto al limite. Non sopporto più niente, non ho voglia di lavorare. tratto male chiunque mi rivolga la parola. ho in mente soltanto te, faccio fatica a respirare, voglio sentirti, voglio percepire che noi due esistiamo ancora, voglio vederti. Voglio sapere che stai pensando a me e io... voglio baciarti. Sono sicuro che prima o poi  i chiami. la mia ansia non sopporta più che il telefono squilli. ogni volta spero di sentire la tua voce. Esco, cammino, bevo un caffè, sono sicuro che tu mi chiamerai. Invece ti chiamo io, alla sera; risponde la segreteria telefonica; una pugnalata alla schiena, mi vengono in mente mille cose: le peggiori, mi manca l'aria. Di notte ti lascio un altro messaggio: "ho assolutamente bisogno di te, dove sei?ma com'è possibile che tu non mi stia pensando? Com'è possibile che tu non senta quanto io stia male?

23 SETTEMBRE

Una notte maledetta: nei pochi momenti in cui ho dormito ti ho sognato. Adesso non ricordo niente, ma so che i sogni erano brutti, incubi. mi sento uno straccio ed ho paura di guardarmi allo specchio, ho paura di questo buio in cui mi hai cacciato, ho paura della disperazione, ho paura della paura, non voglio vivere senza di te. E' un silenzio che non sopporto. Non sono ancora le sei ed inizio a lavorare: la prima sigaretta mi spacca la gola; il pensiero di te mi spacca il cuore. Cammino per le strade di una città che non è la tua, sto in giro tutta la mattina, voglio avvertire la tua presenza in tutto il mondo: non ci sei, non ci sei con il tuo passo deciso e leggero, non ci sei con la spontaneità che ti contraddistingue, non ci sei con il tuo sorriso dolcissimo, non ci sei con il tuo sguardo limpido e fiero, non ci sei con la tua gioia che nasce da niente e da tutto; incrocio tante donne anonime, le vedo discinte oppure troppo appariscenti; mi sforzo; non riesco a trovare qualcosa di te in nessuna di loro. Solo tu sai essere stupefacentemente donna, straordinanriamente donna, anzi, unicamente bambina! una bambina con gli occchi maliziosamente ingenui, occhi che parlano , occhi che sanno dire tutto di te. non lasciare mai che ti guardino a lungo negli occhi: potrebbero capire tutto di te! Non resisto più , ti chiamo. Maledetta segretaria! Ti lascio un messaggio: " MI fai sapere qualcosa di te oppure mi lasci morire così?" Ancora silenzio, silenzio che uccide! avevamo stabilito di dirci tutto, sempre. Io a te non rinuncio, a costo della vita. Se ti vuoi liberare di me c'è un solo modo, devi dirmi che non mi ami più, che ti sei sbagliata, che le tue promesse di essere solo mia per sempre erano pure bugie:" Voglio rimanere con te per tutta la vita e anche dopo! Voglio vivere intensamente questo amore, senza sprecare nemmeno un attimo! Voglio vivere così, spaziare liberamente dentro i confini del rispetto, senza regole, senza orario, senza schemi prestabiliti, voglio te... solo te!"le tue parole, sono queste le cose che vorrei sentire ora, adesso, in questo momento! se ti vuoi liberare di me devi dirmelo, decisa e bellissima, come sempre, devi dirmi che è stato un imbroglio, che non erano veri i momenti vissuti, devi aiutarmi a distruggere il ricordo che ho di te! domani è domenica: Alla domenica mi chiami sempre!

DOMENICA 26 SETTEMBRE

Ancora una giornata di silenzio. Ancora un giorno senza luce, senza la mia Luce. Il cuore si spacca, la voglia prepotente di farla finita mi attanaglia, non sopporto di sentire così forte che mi manchi. Ti lascio un altro messaggio: " Non ce la faccio più a non sapere niente di te: Così sto troppo male. Ancora silenzio, ancora un'altra notte. Non ce la faccio davvero più. mi manca il coraggio. Se Dio esiste che pensi Lui a togliermi queste sofferenze, non credo di meritarle. Ti amo, per sempre! Questo è l'INFERNO, lo riconosco. Io voglio il Paradiso, ma il paradiso è possibile solo con te!

26 SETTEMBRE

Il campanello trilla: sei tu dolce e bellissima. penso:"Finalmente mi bacia"Non accade. Ti vedo strana, con il viso troppo stanco e lontano. sei qui ma sei in un altro luogo. Sono a pezzi. Parliamo con due linguaggi diversi: io parlo con il cuore, tu con la mente. Altre parole, altre discussioni inutili, altre sofferenze, anche queste inutili. per una parola detta o non detta. Te ne vai. Un grande amore muore per una parola. Argomento: libertà tra due persone che si amano: Ho bisogno del tuo corpo, dei tuoi sospiri, del tuo odore, dei tuoi occhi, della tua bocca. Ancora una volta lo schiaffo del tuo abbandono.

30 SETTEMBRE

Sono le diciassette, arrivi, scendi dall'automobile, la porta è aperta , entri fiera e bellissima, incurante degli sguardi dei presenti posati su di te. nella stanza un lungo attimo di silenzio, nessuno parla; sento i battiti del mio cuore, gli altri sembrano non esistere. Inizi a camminare nella mia direzione, ti avvicini, ti respiro e ti inspiro tutta. "Ti devo parlare" Mi dici. "parliamo" ti rispondo. Mi prendi la mano e per un momento penso: " Mi porta in paradiso!" Usciamo, ancora la tua mano nella mia: entriamo in un locale tranquillo. la tua voce incrinata,ma decisa: " Non ti amo più, hai rubato il colore ai miei sogni, hai violentato le mie idee, hai ucciso le mie esplosioni di gioia. la mia felicità sono io, non tu, io non penso i tuoi pensieri, non vedo con le tue pupille. Voglio ricominciare ad abbracciare la vita!

Respiro intensamente ma non soccombo nella bufera; passo le notti adagiata sull'alta marea, solo il buio conosce il mormorio delle onde indomite, sono fragile, ma la mia voglia di vivere non ha confini, non ha limiti il mio modo d'amare... Mi perdo, cado e... mi rialzo; questa è la mia vita, sono molto impegnata ad essere me stessa sempre e comunque, per questo non posso accettare che tu mi dica COSA e COME devo essere. Non amo le mezze misure e non posso accettare l'EUTANASIA di un amore!"

ORE 18

"E' finita" ho pensato, mi trovo all'INFERNO : girone: ASSASSINI!.

IL MIO AMICO MAURIZIO CERESINI

26.05.2013 19:50

Oggi ho perso un altro pezzetto di vita; se n'è andato improvvisamente, senza dire niente, discreto come sempre, Maurizio Ceresini, il FOTOGRAFO per antonomasia, il fotografo di Castellarano...

Il suo negozio, sito in via Roma, è stato, fin dagli anni 80 una colonna portante del nostro paese. Spesso portare un rullino di foto da sviluppare era un pretesto per incontrare gli amici, gli amici che Maurizio accoglieva sempre con un sorriso; era impossibile entrare in quella piccola bottega senza inciampare in una vecchia amicizia o in un ricordo sbiadito dal tempo, che spesso amavamo ravvivare. Maurizio ascoltava, interveniva, sorrideva, sempre discretamente: non l'ho mai  sentito alzare la voce, nè l'ho mai visto adirarsi o parlare male di qualcuno; era pacifico, Maurizio, tranquillo,in pace con se stesso e con la vita... Quella vita che ieri l'ha tradito, infierendogli un colpo basso, ma Maurizio, come sempre non ha gridato; non voleva mai disturbare nessuno, se n'è andato in silenzio, in punta di piedi...

E a noi piace pensare che tu ora sia disteso comodamente su una soffice nuvola, dalla quale ci sorridi con la tua macchina fotografica sotto il braccio sempre pronto ad immortalare i nostri momenti più belli.

Arrivederci Maurizio

Arrivederci fotografo